
A cura di Robert Von Sachsen
Esiste una Toscana che prende forma tra vicoli, piazze e colline, in un
mosaico di tradizioni, volti e memorie. Tuscany in the World è la
rubrica che ci conduce alla scoperta dei luoghi raccontando le loro
storie.
Ogni quindici giorni un piccolo tesoro da scoprire e custodire.
Montecatini Terme: il salotto liberty dove l’acqua fa rinascere il corpo
e l’anima
C’è un angolo della Valdinievole, tra le ultime propaggini collinari che
precedono la pianura di Lucca, dove l’acqua non scorre soltanto nei
ruscelli e nei canali, ma sgorga dal sottosuolo con una vocazione antica
e preziosa. Lì, dove la terra ha imparato a donare silenziosamente il
suo segreto più intimo, sorge Montecatini Terme, una città che da secoli
ha fatto della sorgente termale non una semplice risorsa naturale, ma il
proprio motivo di esistere. Qui l’eleganza della Belle Époque si mescola
alla rigorosa scienza idroterapica, e il visitatore che giunge per
curare il corpo scopre presto di aver affidato alle acque anche qualcosa
dell’anima.
Montecatini Terme non grida la sua bellezza. La sussurra tra i viali
alberati del Parco delle Terme, tra le facciate liberty degli
stabilimenti che portano nomi d’altri tempi – Tettuccio, Regina,
Leopoldine, Excelsior – e tra le quinte verdi delle colline che la
circondano. La città è un esempio rarissimo di urbanistica termale
ottocentesca, pensata per accompagnare il malato in un percorso che è
insieme fisico e spirituale, fatto di passeggiate lente, di attese
scandite dal gocciolio dell’acqua, di silenzi rotti solo dal fruscio dei
platani secolari.
Il cuore pulsante di questo sistema è lo Stabilimento Tettuccio, un
capolavoro di architettura liberty inaugurato nel 1928, con le sue
monumentali colonne, le vetrate colorate e le due celebri fontane: una
delle quali, la Fontana delle Farfalle, sembra voler ricordare che la
cura del corpo è anche una leggerezza dell’anima. All’interno, le sale
dalle alte volte affrescate accolgono ancora oggi i frequentatori delle
cure, che sorseggiano l’acqua dalle celebri “bicchierate” di vetro
soffiato seguendo un rituale immutato da più di un secolo. Proprio qui,
tra un sorso e l’altro di acqua salsobromoiodica, si respira l’atmosfera
di un tempo in cui il “prendere le acque” era un evento mondano oltre
che terapeutico, e le signore con i cappelli a larghe tese incrociavano
gli sguardi con gli scrittori e i musicisti che frequentavano la città.
Pochi passi più in là, lo Stabilimento Regina, dalla facciata
neoclassica, deve il suo nome alla regina Margherita di Savoia, che
amava soggiornare a Montecatini e sottoporsi alle cure delle sue
sorgenti. Le sue acque, indicate per le affezioni dell’apparato
digerente e del fegato, hanno fatto la fortuna di migliaia di pazienti
provenienti da tutta Europa. E ancora, lo Stabilimento Leopoldine, il
più antico della città, fondato nel 1773 dal granduca Pietro Leopoldo di
Lorena, rappresenta il primo tentativo di organizzare razionalmente le
cure termali, lontano dalla medicina empirica e sempre più vicino a una
scienza che cominciava a misurarsi con il metodo.
Ma Montecatini Terme non è solo storia dell’idrologia. La città offre
anche la possibilità di risalire con una suggestiva funicolare al borgo
medievale di Montecatini Alto, arroccato sulla collina a
trecentosessantacinque metri di altezza. Lì, l’architettura cambia
registro: si passa al liberty termale alle pietre antiche, alle mura
trecentesche, alla Pieve di Santa Maria Assunta e alla Rocca, da cui lo
sguardo spazia su tutta la Valdinievole fino al mare. È un tuffo nel
Medioevo che completa l’esperienza termale, come se la cura dovesse
agire non solo sull’intestino e sul fegato, ma su quella parte più
antica di noi che ancora ricorda i castelli e le torri.
Tuttavia, il vero protagonista di Montecatini resta l’acqua. L’acqua che
sgorga a quarantatré gradi, ricca di sali minerali, zolfo e iodio, e che
ha dimostrato in oltre due secoli di pratica clinica di saper alleviare
i disturbi del fegato, delle vie biliari, dell’apparato digerente e
persino quelli metabolici. Non c’è retorica nella descrizione dei suoi
effetti: basta osservare il volto disteso dei frequentatori delle cure
dopo quindici giorni di trattamento, il ritorno dell’appetito, la
scomparsa di quell’opprimente senso di gonfiore che troppo spesso
accompagna l’alimentazione moderna.
Montecatini Terme ha ospitato nei suoi alberghi liberty personaggi del
calibro di Giuseppe Verdi, che qui compose parte del Falstaff, e di
Ruggero Leoncavallo, che ambientò proprio in questa città alcune scene
del suo Pagliacci. Anche i grandi della finanza e dell’industria, come
Enrico Caruso e Gabriele D’Annunzio, hanno camminato sui suoi viali. E
oggi, chiunque può sedersi a uno dei tavolini del Caffè Granduca, di
fronte al Tettuccio, e ascoltare la musica dal vivo che ogni sera
accompagna il passeggio, sentendosi parte di una tradizione che non ha
perso smalto.
L’attenzione alla salute e al benessere si è arricchita, negli ultimi
anni, di una dimensione green. Il Parco delle Terme, esteso per quasi
diciassette ettari, è un giardino all’inglese dove alberi centenari,
aiuole fiorite e laghetti artificiali invitano alla meditazione e al
relax. Non mancano percorsi vita, aree per lo yoga all’aperto e spazi
attrezzati per il pilates. Montecatini ha saputo sposare la tradizione
termale classica con le esigenze di un turismo contemporaneo che cerca
il benessere olistico e non solo la cura della malattia.
Non è un caso che l’UNESCO abbia inserito Montecatini Terme nel
patrimonio mondiale dell’umanità (criterio iv) come esempio eccezionale
di città termale europea, capace di esprimere l’ideale di benessere
fisico e sociale che caratterizzò la Belle Époque. Il riconoscimento ha
dato nuovo slancio alla città, che oggi si presenta al visitatore con
una rinnovata vocazione alla qualità della vita, senza mai rinunciare a
quel fascino d’altri tempi che la contraddistingue.
Montecatini Terme è uno scrigno che aspetta solo di essere aperto: non
gridi, non si impone, ma conquista chi ha la pazienza di sostare e
assaporare. Per gli amanti della storia della medicina, per i
viaggiatori che cercano un’oasi di quiete a pochi chilometri dalle
affollate mete turistiche toscane, per chiunque abbia bisogno di
prendersi cura di sé con eleganza e senza fretta, questa città è un
piccolo tesoro da scoprire e custodire nel cuore. Perché qui l’acqua non
è solo acqua: è memoria, è cura, è quella sottile magia che trasforma un
soggiorno in un pezzo di eternità.
