
A cura di Robert Von Sachsen
Esiste una Toscana che prende forma tra vicoli, piazze e colline, in un
mosaico di tradizioni, volti e memorie. Tuscany in the World è la
rubrica che ci conduce alla scoperta dei luoghi raccontando le loro storie.
Ogni quindici giorni un piccolo tesoro da scoprire e custodire.
C’è una città che non ha bisogno di presentazioni, eppure ogni volta
che la si attraversa si ha l’impressione di vederla per la prima volta.
Firenze è un capolavoro che nessun museo potrebbe mai contenere, perché
il suo capolavoro è la città stessa, nella sua interezza, nei suoi
dettagli, nella luce che la attraversa e la trasforma a ogni ora del
giorno. Chi arriva per la prima volta prova un senso di vertigine,
quasi che la bellezza concentrata in così poco spazio sia difficile da
sostenere. Chi vi ritorna, invece, scopre che ogni angolo nasconde un
particolare che aveva sempre ignorato, una prospettiva diversa, una
storia che non aveva ancora ascoltato.
Il centro storico di Firenze è un labirinto di strade lastricate che
conducono a piazze che sono altrettanti salotti aperti, dove la storia
si mescola con la vita quotidiana in un intreccio che altrove si è
ormai spezzato. Il Duomo, con la sua cupola che Brunelleschi concepì
come una sfida alla gravità, domina lo skyline cittadino e ricorda che
Firenze è stata la culla del Rinascimento, il luogo dove l’arte e la
scienza hanno imparato a camminare insieme. La cupola, la più grande
del mondo all’epoca della sua costruzione, è ancora oggi il simbolo di
una città che non ha mai smesso di guardare verso l’alto, di
immaginare, di osare. Salire fino alla sua sommità, attraversando gli
stretti passaggi interni che si aprono via via su scorci sempre più
ampi della città, è un’esperienza che riconcilia con la fatica e premia
con uno sguardo che abbraccia le colline, le valli e, nei giorni più
limpidi, persino il profilo lontano dell’Appennino.
Accanto al Duomo, il Battistero di San Giovanni, con le sue porte in
bronzo che Michelangelo definì “degne del Paradiso”, racconta la storia
di una città che ha saputo fondere la fede con la bellezza. Le sue
forme ottagonali richiamano il Battistero Lateranense di Roma, ma la
sua anima è profondamente fiorentina, come fiorentina è la luce che
filtra attraverso le sue vetrate e che, in certe ore, trasforma
l’interno in un luogo di sospensione, quasi che il tempo si fermasse
per consentire al visitatore di ascoltare il silenzio.
Poco più avanti, la Piazza della Signoria è il cuore politico di
Firenze, quello che ha visto la città passare dalle lotte tra guelfi e
ghibellini alla signoria dei Medici, fino alla Repubblica e ai suoi
tormenti. Il Palazzo Vecchio, con la sua torre che si erge come un dito
puntato verso il cielo, è ancora oggi il centro del potere cittadino,
ma chiunque può varcarne le porte e salire nelle sale affrescate dove
un tempo si decideva il destino dell’Europa. La piazza è un museo a
cielo aperto, con le sue statue che raccontano storie di eroi e di
mostri, di dei e di uomini, di virtù e di violenza. E in fondo, la
Loggia dei Lanzi, che ospita capolavori come il Perseo di Cellini e il
Ratto delle Sabine di Giambologna, sembra voler ricordare che la
bellezza non è mai stata separata dalla politica, dalla storia, dalla
vita.
Sul Ponte Vecchio, l’unico ponte di Firenze sopravvissuto alla seconda
guerra mondiale, le botteghe degli orafi si susseguono come un tempo si
susseguivano quelle dei macellai, fino a quando Cosimo I de’ Medici non
decise di allontanare i cattivi odori e di sostituirli con il luccichio
dell’oro. Il Corridoio Vasariano, che lo attraversa e collega Palazzo
Vecchio a Palazzo Pitti, è il percorso segreto dei potenti, quello che
permetteva ai Medici di attraversare la città senza mescolarsi con la
folla. Oggi, chiunque può immaginare di percorrere quelle stesse vie,
respirando la storia che si è accumulata in secoli di passaggi, di
incontri, di decisioni.
Dall’altra parte del ponte, l’Oltrarno è la Firenze degli artigiani,
dei giardini segreti, delle botteghe che profumano di cuoio e di legno.
È qui che si trova Palazzo Pitti, l’enorme dimora dei Medici che
divenne la residenza dei granduchi di Toscana e poi dei Savoia. I suoi
giardini, i Giardini di Boboli, sono un esempio perfetto di giardino
all’italiana, con le sue grotte, le sue fontane, le sue statue che
sembrano nascondersi tra il verde e attendere il visitatore per
raccontargli una storia dimenticata. Salendo fino al Giardino Bardini,
la vista sulla città è forse la più bella di tutte, perché da lì si
vede Firenze come un tutt’uno, con la sua cupola, le sue torri, i suoi
tetti rossi che si perdono verso le colline.
Ma Firenze è anche la città di Dante, di Petrarca, di Boccaccio, i
padri della lingua italiana. La sua letteratura ha attraversato i
secoli e ha parlato al mondo intero. Nel Museo Casa di Dante, si
possono ancora vedere gli oggetti che appartennero al poeta, e la
chiesa di Santa Croce, dove è sepolto, è un monumento alla cultura
italiana e anche un luogo di silenzio e meditazione. Qui riposano anche
Michelangelo, Galileo, Machiavelli, Rossini, e le loro tombe raccontano
di una città che ha saputo coltivare il genio come pochi altri luoghi
al mondo.
Firenze è anche una città da vivere con i sensi. I mercati, come quello
di San Lorenzo o quello del Porcellino, offrono un’esperienza che
coinvolge la vista, l’olfatto, il gusto. I profumi delle spezie, dei
formaggi, dei salumi, delle verdure fresche si mescolano in un insieme
che è anche un viaggio nella tradizione gastronomica toscana. La cucina
fiorentina è fatta di ingredienti semplici, di una bistecca alla
fiorentina che è un’istituzione, di una ribollita che è un piatto di
recupero diventato simbolo della povertà creativa, di un cantuccio che,
inzuppato nel vin santo, chiude ogni pasto con una dolcezza che è anche
un modo di dire che la vita, nonostante tutto, merita di essere
vissuta.
E poi c’è la sera. Quando la folla dei turisti si dirada, Firenze si
scopre una città romantica, segreta, quasi complice. Le piazze si
svuotano, i vicoli si fanno più scuri e intimi, e i lampioni accendono
la luce su scorci che durante il giorno passano inosservati. Sedersi a
un tavolino in una piazza, sorseggiare un bicchiere di Chianti,
ascoltare il suono dei passi che si allontanano, è un modo per entrare
in un’altra Firenze, quella che non si vede nelle guide turistiche,
quella che appartiene a chi ha il coraggio di fermarsi e di ascoltare.
Firenze è una città che non si esaurisce mai. Ogni visita è un ritorno,
ma anche una scoperta. Perché la bellezza, se è vera, non si finisce
mai di contemplare. Si torna sempre, come si torna a casa, per
ritrovare qualcosa che si era perso. E per scoprire che quello che si
cercava era sempre stato lì, nascosto in un dettaglio, in una luce, in
una piazza che, pur attraversata milioni di volte, ancora non ha
svelato tutti i suoi segreti.
Bibliografia
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Zucconi, Guido, Firenze: guida all’architettura, Arsenale Editrice,
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