A cura Di Robert Von Sachsen Bellony

Esiste una Toscana che prende forma tra vicoli, piazze e colline, in un
mosaico di tradizioni, volti e memorie. Tuscany in the World è la
rubrica che ci conduce alla scoperta dei luoghi raccontando le loro
storie.
Ogni quindici giorni un piccolo tesoro da scoprire e custodire
C’è una cittadina, sulla costa della Maremma settentrionale, che per
decenni è stata raccontata come una semplice meta balneare, una sosta
veloce tra Piombino e Castiglione della Pescaia. E invece Follonica è
molto di più. È una di quelle scoperte che sorprendono perché
racchiudono in sé storie opposte e complementari: il fumo delle
acciaierie e la brezza del Tirreno, la fatica operaia e la dolcezza
delle vacanze, la grigia polvere industriale e il verde intenso della
pineta che profuma di pino marittimo.
Follonica è una città che ha saputo reinventarsi, senza cancellare la
propria memoria, anzi trasformando le sue antiche cicatrici in tessere
di un mosaico nuovo. E oggi, grazie a una gestione attenta del
territorio e a una vocazione turistica sempre più consapevole, si
presenta ai visitatori come una delle perle della Costa degli Etruschi,
capace di offrire qualità della vita, bellezze naturali e un’accoglienza
che sa di autentico.
Arrivando da sud, la prima cosa che colpisce è il lungomare. Un viale
ampio, alberato, che si stende per chilometri affacciato su un golfo che
sembra disegnato apposta per i tramonti. Il mare di Follonica è dolce,
poco profondo, con fondali sabbiosi che lo rendono perfetto per le
famiglie. E la qualità di quell’acqua non è un caso: da anni Follonica
sventola la Bandiera Blu della Fee, il riconoscimento che premia le
località costiere virtuose per pulizia delle acque, gestione dei rifiuti
e sostenibilità ambientale. Un premio conquistato sul campo, giorno dopo
giorno, con la pazienza di chi sa che il mare è una risorsa da
custodire, non da sfruttare.
Ma Follonica non è solo spiaggia. Alle spalle del lungomare si stende la
Pineta di Ponente, un polmone verde di oltre cento ettari che è il cuore
pulsante della città. Passeggiare sotto quelle chiome altissime, con la
luce che filtra a sprazzi tra i rami e l’odore di resina che si mescola
a quello salsedine, è un’esperienza che riconcilia con il piacere della
lentezza. I follonichesi lo sanno bene: qui si viene a correre la
mattina presto, a portare i bambini al parco giochi, a leggere un libro
all’ombra nelle ore più calde. È un luogo vissuto, amato, rispettato. E
recentemente riqualificato con percorsi ciclabili e pedonali che la
collegano al centro e al mare, in un abbraccio verde che è il vero
simbolo della rinascita cittadina.
E poi c’è la storia, quella che non ti aspetti. Follonica è stata per
secoli legata alla lavorazione del ferro e dell’acciaio. Già i Medici,
nel Cinquecento, avevano qui delle ferriere per sfruttare i boschi della
zona come combustibile. Ma è nell’Ottocento, con i Lorena, che la città
diventa un vero e proprio polo siderurgico. Il granduca Leopoldo II fece
costruire quelle che venivano chiamate “le magnifiche fornaci”, un
complesso industriale all’avanguardia per l’epoca, che attirò operai e
tecnici da mezza Italia. Oggi quelle strutture sono state recuperate e
trasformate nel Museo del Ferro e della Ghisa, un viaggio affascinante
che racconta come il lavoro pesante abbia plasmato il carattere di
questa comunità. Perché i follonichesi, bisogna dirlo, hanno una fibra
speciale: sono gente che ha imparato a resistere, a rialzarsi, a
guardare avanti senza piangersi addosso. Quando le acciaierie hanno
chiuso o ridimensionato la loro attività, la città non è morta. Ha
saputo voltare pagina, investendo sul turismo, sulla cultura, sulla
qualità della vita.
Oggi, passeggiando per il centro, si respira un’aria vivace e rilassata
insieme. Corso Roma, la via principale, è un susseguirsi di negozi
eleganti, caffè storici, gelaterie artigianali che fanno invidia a
quelle delle città più blasonate. E poi le piazze: Piazza XXV Aprile con
il suo mercato coperto, dove i produttori locali vendono formaggi,
salumi, olio e vino; Piazza Itria, intima e silenziosa, dominata dalla
chiesa di San Leopoldo, un gioiello neoclassico che porta la firma
dell’architetto granducale. E ancora, il Villaggio del Pescatore, un
antico borgo di case basse affacciate sul canale, dove ancora oggi si
respira l’atmosfera di una volta, tra reti da pesca e barche colorate.
Follonica, però, è anche una porta d’accesso a territori straordinari.
Pochi chilometri a nord si ergono le bianche spiagge di Cala Violina e
Cala Martina, incastonate nel cuore della Riserva Naturale delle Bandite
di Scarlino. Per arrivarci bisogna camminare, perché l’accesso alle auto
è limitato, e questo è proprio il bello. Si parte dalla pineta, si segue
un sentiero che profuma di mirto e lentisco, e dopo una mezz’ora di
piacevole passeggiata si arriva in un luogo dove il mare ha un colore
che nemmeno i pittori riescono a riprodurre: un turchese intenso,
trasparente, che sembra quello dei Caraibi. E il silenzio, rotto solo
dal fruscio delle onde e dal canto delle cicale. Un piccolo paradiso,
che Follonica custodisce come si custodisce un segreto prezioso.
Non si può parlare di questa terra senza accennare alla sua anima
enogastronomica. Il territorio intorno a Follonica produce eccellenze
che farebbero la felicità di qualsiasi foodie. Il vino, naturalmente: le
colline di Scarlino e Gavorrano sono terra di Vermentino e Ciliegiolo,
rossi morbidi e bianchi profumati che al mare diventano ancora più
buoni. E poi il pesce: la cucina follonichese è ricca di zuppe di pesce,
risotti ai frutti di mare, fritture leggere che sanno di autentico. E la
tradizione povera che si fa ricchezza di sapore: i pici al ragù di
cinghiale, la torta di ceci, le schiacciate farcite. E il pane,
naturalmente, quello sciapo toscano, che qui accompagna tutto e che, a
pensarci bene, è un po’ come i follonichesi: all’apparenza semplice, ma
capace di valorizzare tutto ciò che gli sta accanto.
E poi c’è l’estate, quando Follonica si anima di eventi, concerti,
sagre. Il cartellone del “Follonica Music Festival” porta in piazza
artisti di fama nazionale e internazionale. La “Sagra del Pesce” nel
Villaggio del Pescatore è una festa popolare che dura giorni, tra
pentoloni fumanti e tavolate all’aperto. E il “Palio dei Rioni”,
rievocazione storica che ricorda l’antica rivalità tra i quartieri della
città, con sbandieratori, tamburini e gare di abilità che fanno rivivere
lo spirito medievale di queste terre.
Ma forse la cosa più bella di Follonica, ciò che davvero la rende un
piccolo tesoro, è il suo saper essere accogliente senza essere
invadente. Non è una località per chi cerca la movida sfrenata o il
lusso ostentato. È una città per chi cerca il mare vero, la pineta dove
passeggiare, il centro dove sedersi a un caffè e guardare la gente che
passa senza fretta. È una città che non ha bisogno di urlare la sua
bellezza perché quella bellezza si offre con discrezione, a chi ha la
pazienza di fermarsi e guardare.
C’è una Toscana, insomma, che non è solo quella delle colline del
Chianti e delle città d’arte affollate di turisti. C’è una Toscana di
mare, di pinete, di tramonti infuocati sul golfo, di operai che
diventano marinai e di marinai che diventano ristoratori. È la Toscana
di Follonica, una città che ha saputo trasformare il fumo delle
acciaierie in brezza di libertà, che ha ripiantato alberi dove c’era
solo cemento, che ha riscoperto il valore della lentezza in un mondo che
corre sempre più veloce. E che oggi, con la sua Bandiera Blu, i suoi
sentieri, le sue piazze accoglienti, aspetta solo di essere scoperta da
chi ha voglia di una vacanza vera, fatta di sole, mare, buon cibo e,
soprattutto, di quella pace che solo certi luoghi sanno regalare. Perché
Follonica, come le persone sincere, non promette meraviglie a prima
vista. Ma chi la sceglie, difficilmente la dimentica.

Racconto scritto in modo ineccepibile, fluido, miniera di informazioni ignote alla maggioranza che permette di riflettere sulle cose più autentiche ed importanti della vita di ogni essere umano.
grazie