La capitale verde della Maremma che incanta l’Europa

A cura Di Robert Von Sachsen Bellony
Esiste una Toscana che prende forma tra vicoli, piazze e colline, in un mosaico di tradizioni, volti e memorie. Tuscany in the World è la rubrica che ci conduce alla scoperta dei luoghi raccontando le loro storie.
Ogni quindici giorni un piccolo tesoro da scoprire e custodire
C’è una città, nel cuore di quella Toscana che i manuali di viaggio chiamano “selvaggia” e che i locali chiamano semplicemente casa, che per secoli è rimasta appartata, lontana dai riflettori puntati sulle colline del Chianti o sulle piazze di Siena e Firenze.
Grosseto, capoluogo della Maremma, è una di quelle scoperte che lasciano senza parole, un luogo dove il tempo, chissà per quale incantesimo, sembra aver mantenuto un passo diverso, più umano, più disteso, più vero.
Oggi, però, questa città dalle radici antichissime sta vivendo una stagione nuova, grazie a una visione politica coraggiosa e a scelte amministrative che guardano lontano, tanto da meritarsi un riconoscimento prestigiosissimo: quello di modello europeo per la sostenibilità e il turismo intelligente.
La prima cosa che colpisce, arrivando, sono le mura.
Imponenti, esagonali, volute dai Medici nel Cinquecento e arrivate fino a noi in uno stato di conservazione che ha del miracoloso.
Non c’è altra città in Toscana, forse in Italia, dove si possa camminare sull’intero perimetro della cinta muraria, facendo il giro completo del centro storico, con la città che si svela a poco a poco da prospettive sempre nuove.
Le guglie della cattedrale che spuntano timide oltre il filo dei merli, i tetti rossi che si accendono sotto il sole della Maremma, il respiro della campagna che entra dalle feritoie.
È un’esperienza che riconcilia con la lentezza, con il piacere di perdersi senza fretta.
Varcata una delle porte, ci si trova in Piazza Dante, il salotto della città, dominato dalla Cattedrale di San Lorenzo, con la sua facciata a strisce bianche e rosa che richiama alla mente le più celebri chiese fiorentine e senesi, ma con una sua grazia austera e insieme accogliente.
Eppure, a scorrere le guide turistiche di qualche anno fa, Grosseto occupava poche righe, spesso liquidata come città di passaggio verso il mare o verso i parchi.
Oggi non è più così. Nel 2024, la Commissione Europea ha assegnato a Grosseto il titolo di “European Green Pioneer of Smart Tourism”, un riconoscimento che va a quelle destinazioni emergenti capaci di coniugare sviluppo turistico e sostenibilità ambientale, innovazione e qualità della vita.
Un premio che non cade dal cielo, ma che è il frutto di un lavoro costante, paziente, ostinato. E che porta la firma di un’amministrazione comunale guidata con mano ferma e visione chiara dal sindaco Antonfrancesco Vivarelli Colonna.
Il primo cittadino grossetano è una figura che merita di essere raccontata.
Imprenditore agricolo di lungo corso, con alle spalle una formazione solida e articolata – dagli studi all’Accademia Navale di Livorno al diploma in interpretariato parlamentare alla Scuola Superiore per Interpreti e Traduttori di Pisa – Vivarelli Colonna ha messo la sua esperienza nel mondo dell’agricoltura e delle associazioni di categoria al servizio della città.
Per anni presidente di Confagricoltura Grosseto, è stato protagonista della battaglia nazionale per l’abolizione dell’IMU agricola, una di quelle battaglie di principio che difficilmente fanno notizia ma che cambiano la vita delle persone.
Il suo modo di intendere la politica, come ama ripetere, è quello della “politica-madre”: una politica che non si impone, ma che indica la strada, che crea le condizioni perché le cose buone possano accadere da sole. Dal 2016, anno della sua prima elezione dopo aver vinto il ballottaggio, e poi riconfermato nel 2021 con un margine ampio che testimonia la fiducia dei cittadini, ha impresso alla città una svolta netta verso la qualità della vita e lo sviluppo sostenibile. Una svolta che oggi l’Europa ha riconosciuto e premiato.
Grosseto, bisogna dirlo, parte da una posizione privilegiata. È il comune toscano più esteso per territorio e quello con il più basso tasso di antropizzazione.
Un immenso polmone verde che si apre a sud sul Parco Naturale della Maremma, novemila ettari di paradiso incontaminato che vanno dai monti dell’Uccellina fino al mare Tirreno.
È in questo parco, come racconta con un sorriso lo stesso sindaco, che “il telefono non prende, e le famiglie ringraziano perché così riescono finalmente a parlare con i figli”. Un’immagine che dice più di qualsiasi trattato di sociologia: qui la natura non è solo un paesaggio da ammirare, ma una dimensione in cui ritrovarsi, un luogo che costringe a rallentare, a guardarsi negli occhi, a dialogare.
Quella che un tempo era considerata una debolezza – la palude, l’isolamento, la difficoltà di comunicazione – oggi, grazie a una visione capovolta, è diventata la più preziosa delle risorse.
Il territorio intorno a Grosseto è un paradiso per chi ama la natura attiva, quella che non si contempla solo con gli occhi ma si vive col corpo.
Cento chilometri di piste ciclabili che si snodano tra la campagna e il mare, duecentocinquanta di percorsi trekking che si inerpicano sui rilievi o costeggiano i fiumi.
Si può scendere in canoa lungo l’Ombrone, ascoltando il silenzio rotto solo dal fruscio dell’acqua e dal canto degli uccelli.
Si possono avvistare i fenicotteri rosa nella riserva naturale della Diaccia Botrona, una delle zone umide più importanti d’Europa, dove il rosa dei tramonti si confonde con quello dei grandi uccelli in volo.
Si possono incontrare i butteri a cavallo, ultimi eredi di una tradizione secolare, mentre radunano le mandrie di bovini maremmani, con quelle loro selle e quei mantelli che sembrano usciti da un film di Sergio Leone.
E poi ci sono i borghi medievali che punteggiano la provincia, arroccati sulle colline o adagiati sulle pendici, e le spiagge di sabbia fine di Marina di Grosseto e Principina a Mare, e le rovine etrusche di Roselle, a soli otto chilometri dalla città, con il suo anfiteatro romano e le terme antiche che ancora oggi, dopo millenni, lasciano senza fiato.
Tutto questo oggi è raccontato, valorizzato, messo a sistema. La Giunta guidata da Vivarelli Colonna ha lavorato su più fronti: la riqualificazione delle periferie, per ricucire il tessuto urbano e restituire dignità a quartieri troppo a lungo trascurati; la mobilità dolce, con percorsi ciclabili e pedonali che collegano la città con il parco e con il mare; la promozione delle eccellenze enogastronomiche locali, perché Grosseto è anche e soprattutto sapori autentici, quelli che non si trovano nei ristoranti delle grandi catene ma nelle trattorie a conduzione familiare, nelle cantine dei produttori, nelle sagre di paese.
I tortelli maremmani ripieni di ricotta e bietola, conditi con sugo di carne o semplicemente con burro e salvia.
L’acquacotta, la zuppa povera dei butteri, che diventa ricca nel sapore e nella storia. Il cinghiale in umido, marinato nel vino e cotto lentamente. E i vini, naturalmente: il Morellino di Scansano, rosso robusto e generoso, e il Vermentino, bianco fresco e profumato, che qui, a due passi dal mare, trova la sua espressione più autentica.
Scoprire Grosseto oggi significa fare un’esperienza che coinvolge tutti i sensi e che lascia un segno.
Significa camminare sulle mura al tramonto, quando la luce calda accarezza i mattoni e il silenzio scende sulla città.
Significa sedersi a un caffè in Piazza Dante, guardare la gente che passa, respirare il ritmo lento di una vita che non ha fretta.
Significa perdersi nei vicoli del centro, scoprire botteghe artigiane e piccole gallerie d’arte, chiese nascoste e palazzi antichi.
E poi, usciti dalle mura, inoltrarsi nei sentieri del parco, sentire sotto i piedi la terra battuta, respirare il profumo intenso della macchia mediterranea – il rosmarino, il lentisco, il ginepro – e lasciare che il vento, quello vero, quello che arriva dal mare e spazza via ogni pensiero, ti scompigli i capelli e ti riporti a una dimensione più autentica.
C’è una Toscana, insomma, diversa da quella delle cartoline e dei tour organizzati. Una Toscana più vera, più profonda, che non hai fretta di mostrarsi ma che, se hai la pazienza di aspettare, si svela in tutta la sua bellezza.
È la Toscana di Grosseto e della Maremma, una terra che ha saputo trasformare i suoi antichi limiti in opportunità, che guarda al futuro senza dimenticare le sue radici, che oggi, grazie anche alla guida sapiente del suo sindaco e alla passione della sua gente, brilla di luce propria nel panorama europeo.
E che aspetta solo di essere scoperta da chi ha il coraggio di andare oltre la superficie, di fermarsi, di ascoltare, di assaporare. Perché i luoghi, come le persone, a chi li sa aspettare regalano il meglio di sé.
