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CAREGIVER QUESTO SCONOSCIUTO

Una prima importante tutela della disabilità grave e un primo effettivo riconoscimento dell’assistenza alle persone disabili si compiono con la legge 104/1992.

Nel 1998 la legge n. 162 ha previsto programmi di aiuto per disabili presso Regioni ed enti locali.

La legge chiamata “Dopo di Noi” n. 112 del 2016 favorisce il benessere, la piena inclusione sociale e l’autonomia delle persone con disabilità, individuando e riconoscendo specifiche tutele per i disabili una volta venuti meno i genitori o altri parenti con cui convivevano (stima ISTAT: 15% delle famiglie italiane sono interessate dal problema).

Con il termine anglosassone caregiver si designa colui che volontariamente e gratuitamente si prende cura di una persona cara consenziente in condizioni di non autosufficienza, per ragioni di età, malattia fisica o psichica o disabilità. Le prestazioni sono rese a titolo gratuito, in funzione di legami affettivi e parentali.

La diversità con la figura professionale del c.d. badante si sostanzia nel fatto che quest’ultimo svolge attività lavorativa domestica retribuita, mentre il caregiver pone in essere la propria attività di sostegno a titolo gratuito.

Prendersi cura di un proprio familiare è una scelta d’amore che deve essere valorizzata e sostenuta dallo Stato. Il caregiver familiare deve farsi carico dell’organizzazione delle cure e dell’assistenza; può trovarsi, dunque, in una condizione di sofferenza e di disagio riconducibili ad affaticamento fisico e psicologico, solitudine, frustrazione, al sommarsi dei compiti assistenziali a quelli propri familiari e lavorativi, oltre alla consapevolezza di non potersi ammalare, specie in questo periodo di pandemia, per le conseguenze che la sua assenza potrebbe provocare sull’assistito.

Queste persone vivono in una condizione di abnegazione quasi totale, che può persino compromette i loro diritti fondamentali, quali quelli alla salute, al riposo, alla vita sociale e alla realizzazione individuale.

L’impegno costante del caregiver familiare prolungato nel tempo può mettere a dura prova l’equilibrio psicofisico del prestatore di cure e lo stesso nucleo familiare in cui è inserito.

Secondo quanto emerso dalle ricerche condotte su questo tema, i caregiver, logorati da un carico assistenziale senza pari sono stati costretti nel 10% dei casi a chiedere il part-time o il telelavoro (questo prima che il c.d. smart working divenisse la prevalente forma lavorativa in questi tempi epidemici), mentre nel 66% a lasciare del tutto il lavoro.

Il Premio Nobel 2009 per la medicina, la biologa australiana naturalizzata statunitense Elizabeth Blackburn, ha dimostrato che i caregiver familiari hanno una aspettativa di vita fino a 17 anni inferiore alla media della popolazione.

Senza il lavoro svolto dai familiari, il costo economico delle tante persone che hanno bisogno di assistenza continua graverebbe sullo Stato, incidendo in modo rilevante sul suo bilancio.

Le legislazioni di molti Paesi europei prevedono specifiche tutele per i caregiver, fra cui supporti assistenziali, benefici economici e contributi previdenziali, come avviene in Francia, Spagna e Gran Bretagna, ma anche in Polonia, Romania e Grecia: occorre defiscalizzare le spese di cura, come l’ordinamento francese ci insegna.

In Italia manca ancora una piena coscienza e un’adeguata tutela per queste figure, anche se, irradiata dall’art. 35 della nostra Carta la Consulta, con la sentenza n. 28 del 1995, ha stabilito che: “Il lavoro effettuato all’interno della famiglia, per il suo valore sociale ed anche economico, può essere ricompreso, sia pure con le peculiari caratteristiche che lo contraddistinguono, nella tutela che l’articolo 35 della Costituzione assicura al lavoro in tutte le sue forme … l’articolo 230-bis del codice civile che, apportando una specifica garanzia al familiare che, lavorando nell’ambito della famiglia o nell’impresa familiare, presta in modo continuativo la sua attività, mostra di considerare in linea di principio il lavoro prestato nella famiglia alla stessa stregua del lavoro prestato nell’impresa”.

Il 13 gennaio 1986 il Parlamento europeo ha approvato una risoluzione che ha individuato l’importanza del lavoro non remunerato delle donne nella formazione del prodotto nazionale.

Dal momento che la centralità della famiglia nella cura della malattia risulta essere un dato consolidato, a mente della legge 8 novembre 2000, n. 328, si ritiene opportuno e necessario riconoscere ai caregiver familiari una condizione giuridica di tutele, equivalente almeno a quella riconosciuta ai lavoratori domestici.

Il Legislatore italiano si sta ponendo il problema di andare oltre gli istituti forniti dalla legge 104/1992 in ausilio a coloro che, generalmente parenti, assistono gratuitamente persone che versano in gravi situazioni di minorazione fisica o mentale (art.3, comma 3, legge 104/1992).

L’art. 1, comma 255, legge 27 dicembre 2017 n. 205 (legge bilancio 2018), delinea i contorni della figura in parola, definendo caregiver familiare la persona che assiste  e  si prende cura del coniuge,  dell'altra  parte  dell'unione  civile  tra persone dello stesso sesso o del convivente di fatto, di un familiare o di un affine entro  il secondo grado, ovvero, di  un  familiare  entro  il terzo grado che, a causa di malattia, infermità o disabilità, anche croniche o degenerative,  non  sia  autosufficiente  e  in  grado  di prendersi cura di se',  sia riconosciuto invalido in quanto  bisognoso di  assistenza  globale  e  continua  di  lunga   durata, oppure  sia titolare di indennità di accompagnamento.
Il comma precedente, il 254, ha istituito presso il Ministero del lavoro e delle politiche sociali un fondo per il sostegno del ruolo di cura ed assistenza del caregiver familiare, riconoscendo parimenti alle attività di cura non professionale da questi esercitata il valore sociale ed economico che meritano.

Nella scorsa legislatura, presso l’11ª Commissione permanente del Senato (Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale), si è svolta la trattazione congiunta dei ddl 2048, 2128 e 2266 (“Legge quadro nazionale per il riconoscimento e la valorizzazione del caregiver familiare”), finalizzati a garantire il lavoro svolto dai caregiver familiari, riconoscendone il valore sociale ed economico in seno alla comunità nazionale e contemplando, altresì, una serie di benefici di natura previdenziale, assistenziale, assicurativa e agevolativa fiscale, nonché interventi di sensibilizzazione e di indagini multiscopo.

Questi testi sono stati ripresi, nella vigente legislatura, dalla medesima commissione senatoria, la quale sta esaminando il ddl AS 1461, seppur la discussione è, purtroppo, ferma alla data del 28 luglio 2020.

Mi auguro si sblocchi quanto prima!

Prof. Fabrizio Giulimondi

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