a cura dell’Avv. Emanuela Fancelli

All’ennesimo giorno di sciopero che paralizza la città di Roma, non si può non riflettere sul confine sottile tra diritto e abuso. Lo sciopero nasce come strumento di libertà, espressione del dissenso e tutela dei diritti dei lavoratori. Ma quando diventa sistematico, usato come arma politica o mezzo di ricatto sociale, smarrisce la sua natura originaria e si trasforma in un potere autoritario.
La “dittatura dello sciopero” colpisce soprattutto i più fragili: chi non può permettersi un taxi, chi perderà una giornata di lavoro perché impossibilitato a raggiungere l’ufficio, chi dovrà tenere i figli a casa perché — notoriamente — non sono le scuole private a scioperare. È su di loro che si scarica il peso di una protesta che, pur pretendendo di parlare in nome di tutti, non rappresenta certo la volontà di tutti.
Non si vuole contestare il diritto in sé — sacro e intangibile in ogni democrazia — ma richiamare alla responsabilità di chi lo esercita.
