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30/03/2023 — “Risus abundat in ore stultorum”?

L’attrice 54enne Jennifer Aniston afferma ai giornali che “Far ridere oggi è una missione”, che è fondamentale ridere e far ridere, e che si è accorta che “far ridere il pubblico è molto più difficile che farlo
piangere”. Apprezzo la Aniston come attrice e in effetti la trovo particolarmente portata per ruoli comici; mi sta simpatica e penso sia una discreta professionista. Non sono tuttavia d’accordo su quanto asserisce. Tutt’altro. Sì, certo, far ridere è più difficile che far piangere, ma penso questo lo sapesse già da quando frequentava la scuola di recitazione, perché è universalmente riconosciuto, soprattutto tra gli addetti ai
lavori. Mi riferisco in realtà al “Far ridere come una missione”. È proprio il contrario invece… No, il contrario proprio no, ma quasi.

Il pubblico non ha bisogno di ridere. Il pubblico, l’opinione pubblica, la gente, le persone, hanno bisogno di riflettere, hanno bisogno di recuperare quell’autonomia di pensiero di cui sono privati, spesso e volentieri inconsapevolmente, dalle manipolazioni di politici, pubblicitari, marketer, eccetera. A forza di ridere e di “divagarsi”, a forza di “distrarsi”, a forza di “alleggerire”, vi siete accorti che nessuno pensa più con la propria testa? È il culto della cultura e letteratura d’evasione: a forza di evadere ormai in casa non c’è rimasto più nessuno. Vi sarà capitato sicuramente di parlare con qualcuno, di temi meno scontati e banali dei soliti meteo o cronaca da tg, e riscontrare una certa nube da vibrazioni quota quasi zero… come se l’altro avesse un encefalogramma pressoché piatto, come non sapesse argomentare né chiedere né informarsi. Figuriamoci criticare o pensare. È il vuoto più totale. Il pensiero è un’alta funzione intellettiva, una delle funzioni della nostra psiche, fra le più divertenti, tra l’altro. In netto contrasto con la ragione, il pensiero si esprime solitamente con domande, che, iniziano in maniera preponderante con “Perché?”. Questa funzione viene via via ridotta, diciamo pure amputata, man mano che si cresce: dai genitori, dalla scuola, dal prete, e così via, col beneplacito – ça va sans dire – delle istituzioni, del potere, dei poteri forti. A mio avviso, quello di cui tutti hanno bisogno, e che anche il lockdown ha stimolato e favorito in alcuni, è riflettere, pensare, cominciare a chiedersi il perché di tutto quello che li circonda. A me la Aniston sta simpatica ed è una donna e un’attrice che apprezzo, sebbene non la conosca personalmente. Certo, se la scelta fosse: far ridere il pubblico o farlo piangere? Le darei senz’altro ragione: meglio ridere, meglio vibrazioni positive di risata e di divertimento! Sicuramente anzi, da questo punto di vista, la risata è l’anticamera del cervello, del pensare. Mi piacerebbe però incontrare attori, autori e registi che amino sollevare riflessioni e trattare temi fuori dai circuiti soliti triti e ritriti alla Ozpetek, per intenderci. Ridere ha il suo perché: è distensivo e fa bene a tutti. A livello di contenuto, però, che cosa ti lascia? Cosa lascia alla tua sensibilità? Alla tua interiorità? Ti fa crescere? Sollecita la tua curiosità, la tua voglia di approfondire, di documentarti, di conoscere, di pensare? O è vero che è usato per distrarre? O che “abbonda sulla bocca degli stolti”?

Gessica Di Giacomo

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