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26/03/2023 — Salario minimo o meno tasse?

Si fa tanto parlare in merito al creare posti di lavoro e garantire assunzioni, in particolar modo in vista della sospensione dell’erogazione del Reddito di Cittadinanza da parte dello Stato.

La questione è molto interessante e da essa si evince il totale fallimento delle politiche occupazionali del passato, da Berlusconi a Prodi e D’Alema a Monti, Draghi, Grillo e Conte.

Come sostiene Fratelli d’Italia, il reddito minimo garantito c’è già ed è compreso e tutelato dai Contratti Collettivi Nazionali.

Il problema però è che spesso e volentieri – a dire il vero quasi sempre – i sindacati non fanno più l’interesse del dipendente bensì si coalizzano con l’imprenditore per far in modo di entrare nelle sue grazie e ottenere favori e donazioni o posti occupazionali in cui andare a loro volta a inserire persone di “loro conoscenza”.

Certo, in televisione e nelle interviste che rilasciano sono sempre a spezzar lance in favore dei lavoratori. Ma pensate a cosa è avvenuto quando ci fu il vaccino obbligatorio sul posto di lavoro.

Che posizione hanno preso i sindacati?

I sindacati sono i veri grandi traditori dei lavoratori.

La parola sindacato trova la sua origine etimologica dal greco syn (insieme) e dike (giustizia), diciamo per sommi capi, pertanto sindacato è la condivisione di un ideale di giustizia. Della stessa origine sono anche i termini sindaco e sindacare, ovvero criticare senza faziosità con l’obiettivo di avvicinarsi a una comune idea di giustizia. A prescindere dal fallimento delle politiche occupazionali passate e dei sindacati, restano i Contratti Collettivi Nazionali che, se fatti applicare, tutelano i lavoratori anche in merito al salario minimo.

È dunque molto più interessante, efficace e risolutivo ridurre le tasse agli imprenditori per generare nuovi posti di lavoro. In Italia le tasse si aggirano intorno al 70% del fatturato, cioè un imprenditore fino a settembre lavora per lo Stato, e non per i suoi interessi né per quelli dell’economia. Ridurre le tasse significherebbe rilanciare l’economia perché qualsiasi imprenditore sarebbe più che volentieri disposto a investire risorse nello sviluppo della propria attività e, di conseguenza, anche investire in risorse umane.

Perché questo sono i lavoratori, dipendenti o consulenti che siano. Sono risorse umane innanzitutto. Certo, un dipendente costa molto di più a un imprenditore e infatti gli si chiede anche molto di più: la presenza in ufficio in certi orari, timbrare il cartellino, mansioni fisse e standard, ecc..

Perché dunque la Sinistra si ostina a lottare per un salario minimo garantito laddove questo è già previsto ampiamente dalla legge sebbene questa non sia fatta altrettanto ampiamente rispettare, soprattutto per mano dei loro “amici” sindacalisti? Per bloccare l’economia, per tenere tutti al palo, ancorati a catene invisibili con la loro falsa miopia e la loro reiterata e surrettizia presa di posizione che ipocritamente sembra in favore dei lavoratori ma in realtà è contro questi ultimi perché rischierebbe di veder abbassare ancora di più i salari minimi.

Siamo sempre lì: di facciata la Sinistra si pone al fianco dei diritti dei lavoratori. In sostanza, se vi fermate a riflettere, a pensare e ad analizzare i dati e la storia, è invece controproducente per i diritti dei lavoratori. Oltre al fatto che anche un imprenditore è un lavoratore, diciamolo e ricordiamolo: è un lavoratore che, oltre all’idea e al coraggio di investire, ha sulle spalle la responsabilità di altri lavoratori. E così ci troviamo ancora di fronte all’ipocrisia della Sinistra.

Ormai è risaputo: la Sinistra è una malattia mentale dalla quale non si può guarire, si può solo migliorare, e in questo concordo con Vittorio Feltri. Avendo frequentato per lungo tempo ambienti e persone di Sinistra e anche creduto alle battaglie dei diritti, tratta in inganno (come tanti altri) dalla maschero stereotipo – che indossano come una maschera – sinistra uguale diritti, posso dire che è vero: è solo facciata, solo ipocrisia ed è una sorta di bipolarismo, di disturbo bipolare. Non serve essere uno psichiatra per accorgersi e diagnosticare questa enorme malattia mentale che li porta a essere staccati dalla realtà e a manipolarla a danno altrui: il ché li rende, non solo individui mentalmente disturbati ma anche socialmente pericolosi. Lo sappiamo da tanti anni: anche l’ipocrisia è una malattia mentale sociale, della società odierna.

Non sorprendiamoci dunque di questo binomio malato. Certo, intendiamoci: tutti raccontiamo balle, chi più chi meno. Il problema è che la Sinistra lo fa a danno degli altri e in questo è appunto molto pericolosa, anche per i singoli individui. Se solo prendessero coscienza e consapevolezza di essere mentalmente malati, la sinistra tutta e gli ipocriti tutti (che, guarda caso, solitamente vanno a braccetto), magari si accorgerebbero che il mondo sta andando in un’altra direzione e che le prospettive ventilate dalle riforme di Fratelli d’Italia e del nuovo governo darebbero nuovo respiro all’economia.

Gessica Di Giacomo

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