
Maurizio Filippini
Ci sono atlete che si fanno ricordare per una medaglia, per un record, per una gara vinta all’ultimo metro. E poi ci sono quelle che, mentre corrono verso il traguardo, riescono a raccontare qualcosa di più grande dello sport: narrano la fatica, i sogni, la paura e la determinazione.
Sara Curtis, secondo noi, appartiene a questa seconda categoria.
Dietro la velocità dei suoi gesti, c’è una ragazza che ha scelto di crederci. Perché il talento può aprire una porta, ma è il lavoro quotidiano che permette di attraversarla.
Nel nuoto non esistono scorciatoie. Esistono mattine presto, vasche infinite, allenamenti che sembrano non finire mai. Esiste quel silenzio prima del tuffo, quando per un istante rimani sola con te stessa e con tutto quello che hai fatto per arrivare fin lì.
Sara ha imparato a trasformare quei momenti in pura energia.
La cosa più bella, però, è che dietro l’atleta si intravede sempre la persona: una giovane donna che cresce insieme ai propri sogni, che impara a gestire le aspettative e che porta con sé la semplicità di chi sa che ogni risultato nasce da mille piccoli sacrifici.
Ed è forse proprio questo che rende Sara così speciale. Non è soltanto una ragazza che nuota forte. È una ragazza che ci ricorda che i sogni, prima di diventare realtà, sono spesso soltanto una corsia vuota davanti a noi.
Poi arriva il momento del tuffo. E tutto quello che resta è andare, metro dopo metro, bracciata dopo bracciata. Con il cuore, prima ancora che con il cronometro.
Sara Curtis sta costruendo la sua storia così: senza smettere di guardare avanti, senza avere paura dell’acqua profonda, senza dimenticare che ogni grande traguardo nasce dalla capacità di ricominciare ogni giorno.
E allora viene spontaneo fare il tifo per lei, non soltanto quando sale sul blocco di partenza, ma anche per tutto ciò che quel blocco rappresenta: il coraggio di provarci, la pazienza di aspettare, la forza di rialzarsi e la meravigliosa giovanile incoscienza di chi, davanti a un sogno grande, decide semplicemente, ma splendidamente di dire: io ci provo.
Perché certe vittorie cominciano molto prima del suono dello starter.
Cominciano nel cuore.




