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Con la Dad uno studente su due lascia la scuola impreparato

Una vera e propria Caporetto. La scuola italiana letteralmente distrutta dalla didattica a distanza. Perché se è vero che uno studente su due termina le scuole con il livello di preparazione inadeguato, bisogna iniziare a riflettere sugli errori commessi e sul fatto che a settembre non ci si potrà nascondere dietro ad una didattica non all’altezza. I numeri parlano chiaro. E sono tutti lì, all’interno del Rapporto Invalsi 2021. Risultati che hanno coinvolto più di due milioni di studenti italiani e che rappresentano una vera e propria misurazione degli effetti sugli apprendimenti di base conseguiti in italiano, matematica e inglese dopo lunghi periodi di sospensione delle lezioni in presenza.

Il primo dato che salta all’occhio è questo: alle medie il 39% degli studenti non ha raggiunto risultati adeguati in italiano. Il dato sale al 45% in matematica. Alle superiori, va ancora peggio. Specie se si tratta del Sud, dove oltre la metà degli studenti non raggiunge la soglia minima di competenze in italiano: Campania e Calabria 64%, Puglia 59%, Sicilia 57%, Sardegna 53%, Abruzzo 50%. Situazione molto simile per la matematica: in Campania il 73% degli studenti è sotto il livello minimo di competenza, in Sicilia il 70%, in Puglia il 69%.

L’altro elemento che deve far riflettere è quello della dispersione scolastica implicita, e cioè quella degli studenti che, pur non essendo dispersi in senso formale, lasciano la scuola senza le competenze fondamentali. Dispersione scolastica implicita fortemente aggravata dalla pandemia. Dal 7% del 2019 siamo passati al 9,5%, con valori a due cifre sempre nel Mezzogiorno (Calabria, Campania, Sicilia, Puglia, Sardegna, Basilicata, Abruzzo).

Insomma, il quadro mostrano dal Report delle Prove Invalsi ci fa capire come criticità già note siano state accentuate dalla didattica a distanza. Con il rischio che gli studenti italiani facciano fatica a inserirsi all’interno del mondo del lavoro e di un contesto sociale che non li troverebbe all’altezza. Danni per i ragazzi, ma anche per il nostro Paese. Il ministro dell’Istruzione, Patrizio Bianchi, ammette: “Le prove ci restituiscono una scuola che aveva già problemi prima della pandemia, problemi diversi e differenziati all’interno del Paese. La pandemia ha accentuato le criticità e su questo dobbiamo intervenire e lo stiamo facendo”.

Irma Annaloro

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