Un’indagine di Scipione Macchiavelli
Un libro di Cristina Cassar Scalia

Commento a cura di Erika Basile
Delitto. Siamo nel 1964, qualche giorno prima di Natale. Il Commissario Scipione Macchiavelli viene trasferito “con effetto immediato” dal commissariato Via Veneto di Roma a quello di Noto, in Sicilia. “Una comunicazione scritta, ferale come una condanna al patibolo… un pugno nello stomaco”. E’ una punizione per uno scandalo sentimentale che lo vede protagonista e che gli cambia la vita repentinamente.
Arriva in treno alla stazione di Siracusa, dove ad attenderlo ci sono il maresciallo Calogero Catalano con la macchina di servizio e un amico di università Giuseppe Santamaria, ora diventato giudice proprio a Siracusa.
Ma ad accoglierlo c’è anche la scomparsa di Gerardo Brancaforte, denunciata dalla moglie soltanto qualche minuto prima del suo arrivo e della sua presa di servizio. Si tratta di un vero e proprio macigno caduto sulle loro teste: è il direttore della Banca Trinacria, di anni 42, scomparso da più di due giorni, abbastanza conosciuto a Noto.
“Voci sul conto di Brancaforte in giro ce ne sono assai, uno stinco di santo sicuramente non è…incensurato, ben inserito in società, uomo rispettabile, dedito alla famiglia e al lavoro”.
Ma queste parole sono accompagnate da un sorrisetto: quel piccolo sorriso vale in Sicilia e in quell’ambiente più di mille parole. Sta al nostro protagonista capire e scoprire quali sono le voci di paese.
Subito in paese le voci si diffondono di bocca in bocca, tra domestici e tra commare: è stato un rapimento, si è allontanato volontariamente in dolce compagnia per lasciare moglie e cinque figli; oppure è finito con la macchina in una scarpata visto il modo in cui guidava. Ma queste sono le fantasie che serpeggiavano industurbate tra i paesani… Ma l’unico dato certo e incontrovertibile è che Gerardo Brancaforte è scomparso da due giorni senza lasciare alcuna traccia.
Sulla carta è una persona rispettabile, in realtà approfittando del suo ruolo in banca presta lui direttamente i soldi a chi ne ha bisogno e non riesce ad ottenerli dalla banca: è uno strozzino, un cravattaro.
Quindi tanti potrebbero avercela con lui. Nello studio di casa, in un cassetto chiuso a chiave della sua scrivania, sono ritrovate una pistola, di cui neanche la moglie era conoscenza, una lettera anonima scritta con le lettere ritagliate da un giornale, un agenda con i suoi appuntamenti degli ultimi giorni.
Il nuovo arrivato si fida pienamente dei suoi collaboratori Catalano e Mantuso, che sicuramente hanno molta più esperienza di lui.
Si fa aiutare nelle indagini anche dalla bella farmacista Marineo Giulia (una farmacista donna a Noto non se la sarebbe mai immaginata il nostro protagonista): il sabato mattina è stata l’ultima a vedere lo scomparso, che si era recato lì per comprare con urgenza una medicina per uno dei suoi figli; e poi il bancone della farmacia diventa una specie di confessionale, dove tutti raccontano i fatti propri ma anche i pettegolezzi del paese.
Il nostro Scipione si perderà nell’ammirare anche le bellezze architettoniche di un paese che lascia ancora oggi tutti a bocca aperta. “Il commissario si guardava intorno con lo stupore di chi si ritrova in un posto del tutto diverso da quello che si era figurato. Tra chiese, monumenti, monasteri e palazzi vari…”
Noto per secoli è stato il fulcro di quella parte della Sicilia, anche dopo che il terremoto del 1693 la distrusse completamente. E allora nobiltà e clero fecero a gara a chi costruiva i palazzi più belli.
Nulla è come sembra, nenche il clima: pur essendo in Sicilia fa molto freddo in questi giorni di dicembre. Inoltre, tra pettegolezzi e realtà, tra supposizioni ed indagini ci si muove in un ambiente dove ognuno nasconde qualcosa. Spoiler già nel titolo perchè ad un certo punto compare effettivamente un cadavere: per il nostro Scipione sarà proprio un bel delitto di benvenuto.




