CENTRO STUDI A.R.S.

Commento a cura di Erika Basile
Per caso mi è capitato tra le mani questo piccolo libricino, riconducibile ad una collana edita dal Centro Studi ARS, ma priva di qualunque riferimento utile ad identificarne l’autore : poche pagine che si leggono velocemente, catturata dal viaggio immaginario che si fa con la mente tra i diversi palazzi qui elencati e descritti in altrettante diverse città del mondo.
Ma poi queste poche pagine ti costringono a rileggerle lentamente e con più attenzione, per andare nel profondo del significato delle parole stesse e per soffermarsi con più calma su alcune tematiche qui affrontate.
Già dalla prefazione, affidata a Llorenc Lluell S.G.C., si precisa che il Salone dei Passi Perduti “non è soltanto un luogo fisico, architettonicamente definito, ma una realtà concettuale più vasta, in cui si condensano significati storici, simbolici ed antropologici”.
E’ il luogo dove le persone sostano e attendono prima di entrare in un’aula di giustizia o nell’aula del Parlamento, dove si vivono in egual misura l’attesa e la preparazione, il silenzio e il dialogo.
Inoltre, in questi spazi “i visitatori, gli operatori, i rappresentanti politici o giudiziari lasciano alle spalle il mondo esterno, con le sue distrazioni e urgenze, per assumere un atteggiamento di concentrazione e consapevolezza”. Prima di entrare nelle stanze delle grandi decisioni, giudiziarie o politiche, bisogna raccogliere in silenzio le proprie idee e prepararsi a prendere decisioni fondamentali o per il singolo individuo o per l’intera collettività.
Si parte da Roma, dalla Sala del Transatlantico a Palazzo Montecitorio. Nell’arredamento questa sala richiama i saloni dei grandi transatlantici del passato, ma ancora oggi è il luogo di incontro informale per i deputati, dove stringere amicizie o porre fine ad alleanze; dove confidarsi con i giornalisti accreditati e far trapelare qualche esclusiva anteprima.
Si vola a Parigi, nella Salle des Pas-Perdus sia del vecchio Palazzo di Giustizia che del Palazzo Bourbon, ora sede dell’Assemblea Nazionale. Si tratta in entrambi i casi di “luoghi di transizione tra il privato e l’istituzionale, tra il tempo dell’attesa e quello della decisione pubblica”. Una spiegazione popolare ma storicamente non confermata vuole che nel Palazzo Bourbon (riferito alla famiglia reale dei Borboni) la Sala dei Passi perduti deve il suo nome al luogo in cui si incontravano i parlamentari riconfermati da due elezioni indette in pochissimo tempo e in piena Restaurazione, detti appunto “les pas perdus”, in contrapposizione agli altri deputati detti i perdus, perchè esclusi.
Si passa a Londra, nella Central Lobby del Palazzo di Westminster, sede del Parlameno inglese. Si tratta di una sala dalla pianta ottagonale. Bisogna ricordare che “l’ottagono è una figura geometrica di transizione tra il quadrato, simbolo della Terra e della materia, e il cerchio, simbolo invece del Cielo e della perfezione divina”.
Si continua a girare per il mondo, in altre città, in altre capitali, in altri luoghi simbolo del potere.
Ma poi si arriva a fare il parallelismo con l’area di transizione e di preparazione, presente anche nel Tempio massonico, dove si sta in silenzio e in raccoglimento per spogliarsi dal caos esterno prima di entrare infatti nel Tempio stesso. E’ un luogo di attesa e di passaggio, carico di simbolismo e di rinascita attraverso l’abbandono dei metalli fuori dal Tempio. Naturalmente bisogna sciogliere il legame dalle ricchezze terrene, ma soprattutto trovare dentro di sé la capacità ulteriore di sapersi distaccare da ogni preoccupazione terrena. E’ la sala dei “non-ancora” perchè rappresenta quello che si potrebbe divenire, le potenzialità racchiuse in ciascuno di noi.
In conclusione, la Sala dei Passi Perduti è “uno spazio liminare, di passaggio tra mondi, tempi e stati di coscienza”.
