Un libro di Benjamin Stevenson
Commento a cura di Erika Basile

Ernest Cunningham racconta in prima persona questa nuova bizzarra e tragicomica avventura che lo vede protagonista.
In occasione della 50esima Edizione del Festival Australiano del Giallo, sette scrittori di gialli sono invitati a partecipare ad un evento speciale: un viaggio sul Ghan, il treno che attraversa l’Australia da Darwin ad Adelaide, tagliando a metà l’immenso deserto rosso australiano.
“Sette scrittori in un treno. Alla fine del viaggio, cinque scenderanno dal vagone con le loro gambe. Uno in manette”. Staranno insieme per quattro giorni e tre notti.
Il nostro protagonista prende in giro le regole per scrivere un giallo perfetto, ma rende omaggio in questo caso al famoso “Assassinio sull’Orient Express” di Agatha Christie e al mistero del cadavere ritrovato in una stanza chiusa (che in questo caso sarebbe appunto un treno da cui nessuno può scendere e su cui nessuno può salire).
Ernest è diventato famoso perchè ha scritto un libro sulla sua famiglia, dal titolo “Tutti nella mia famiglia hanno ucciso qualcuno”, raccontando gli omicidi in cui è rimasto coinvolto suo malgrado e soprattutto di come è riuscito a risolverli brillantemente. Adesso dovrebbe scrivere un secondo libro, ma ha il blocco dello scrittore da pagina bianca pur ammettendo che “Scrivere un sequel equivale ad ammettere che ti sei ridotto ad imitare te stesso”.
A questo Festival Ernest viene snobbato dagli altri autori perchè considerato un autore commerciale, “un maestro di libri da aereoporto”.
Ma si scoprono invidie tra gli scrittori, idee e storie rubate nel passato, agenti ed editori che cercano di rubare gli autori che vendono tanto,
Durante un incontro aperto al pubblico uno dei giallisti, il più famoso, muore davanti a tutti. Ha avuto un infarto oppure è stato avvelenato? Tutti sono sospettati, soprattutto i giallisti perchè “sulla carta sanno come ragiona un detective e come si commette un delitto”. Ma chi è passato dalla teoria alla pratica?
Per Ernest è l’idea su cui scrivere nel suo prossimo libro: è sospettato anche lui perchè naturalmente voleva rivivere un’esperienza di cui raccontare nel suo nuovo true crime. “Se in questo momento morisse uno di noi, avresti cinque sospettati ideali: tutti maestri del delitto perfetto.”
Nelle sue indagini, su un treno in corsa, in pieno deserto e dove la connessione non prende, si fa aiutare proprio dagli altri scrittori. Ognuno di loro ha una specializzazione ed è bravo in qualcosa: chi era patologo legale, chi era un avvocato, chi era esperta di psicologia criminale e chi conosce le regole per scrivere un giallo perfetto.
Ma “non è chi scrive a decidere della storia: è chi legge.”
Naturalmente anche il finale ricorda i libri della Crhistie: il riunire tutti i sospettati e spiegare passo passo le varie ricostruzioni sino alla rivelazione di chi è l’assassino.
“Dunque: e se, mentre scrivo, la storia stesse ancora accadendo?”




