UN MARTEDì DI AGOSTO CON MARK W. MCDOWEL: PETER PAN NON FUMAVA

Nota dell’autore: prima che qualcuno cerchi le mie fonti scientifiche, è meglio che lo dica subito: non ne ho.
Quella che segue non è una teoria, non è una ricerca accademica e non pretende di dimostrare nulla. È semplicemente un pensiero che mi è venuto in mente osservando un gesto, una sigaretta e un ricordo d’infanzia.
Insomma, non ho consultato Freud: ho consultato la mia fantasia.
E da lì è cominciato tutto.
Peter Pan non fumava
Ci sono gesti che nascono prima delle parole.
Prima ancora di imparare a raccontare la paura, la tristezza, la solitudine o il bisogno di essere amati, il bambino conosce un linguaggio più antico: quello del corpo.
Un pianto.
Due braccia che cercano.
Una bocca che si affida.
E poi arriva lui: un piccolo oggetto di plastica, quasi senza valore, eppure capace di diventare un porto sicuro nei momenti in cui il mare dentro di noi diventa troppo agitato.
Il ciuccio.
Nessuno nasce sapendo che quel piccolo oggetto non contiene nulla. Non nutre. Non risolve. Non cancella il dolore.
Eppure calma.
Perché forse il suo potere non è ciò che porta dentro, ma ciò che riesce a evocare.
La sensazione di essere protetti.
Il ricordo di qualcuno che si prende cura di noi.
La certezza, anche solo per un istante, che non siamo soli.
Poi cresciamo.
Impariamo a camminare, a parlare, a nascondere le lacrime. Impariamo che gli adulti devono essere forti, che certe fragilità vanno messe in un angolo, che chiedere conforto è un segno di debolezza.
Ma il bambino che siamo stati non scompare mai completamente.
Resta lì, in silenzio, dietro le nostre giornate affollate, dietro le nostre responsabilità, dietro le maschere che indossiamo per affrontare il mondo.
E qualche volta cerca ancora qualcosa a cui aggrapparsi.
Per qualcuno quel qualcosa può essere una sigaretta.
Non parlo soltanto della nicotina, della dipendenza fisica, del meccanismo chimico che imprigiona il cervello. Quello è conosciuto.
Parlo di un’altra dipendenza più sottile.
Quella del gesto.
La mano che cerca il pacchetto quasi senza pensarci.
Il rumore dell’accendino.
La sigaretta tra le dita.
Il primo respiro.
Quel momento in cui tutto rallenta.
Come se, per pochi secondi, il mondo smettesse di chiedere qualcosa.
Come se quell’oggetto diventasse una piccola parentesi dove rifugiarsi.
Forse, in alcuni casi, non cerchiamo davvero il fumo.
Cerchiamo una pausa.
Cerchiamo un abbraccio che non arriva.
Una carezza che abbiamo dimenticato.
Un luogo sicuro dove poter abbassare la guardia.
La sigaretta non è un ciuccio. Sarebbe ingiusto e semplicistico dirlo.
Ma forse, simbolicamente, racconta la stessa ricerca antica: il bisogno umano di trovare un gesto capace di calmare il rumore dentro di noi.
Cambiano gli oggetti.
Cambiano le età.
Ma alcune domande rimangono.
Chi siamo quando nessuno ci vede?
Che cosa cerchiamo davvero quando ripetiamo gli stessi gesti?
Stiamo inseguendo un piacere o stiamo cercando di curare una mancanza?
Forse ogni dipendenza nasce da un incontro misterioso tra ciò che ci fa male e ciò che, almeno per un istante, ci fa stare meglio.
Ed è proprio qui che compare Peter Pan.
Peter Pan aveva paura di crescere.
Voleva restare bambino, sfuggire al tempo, conservare la leggerezza.
Ma Peter Pan non fumava.
Non aveva bisogno di un oggetto per ricordarsi chi era.
Volava.
Il suo rifugio non era qualcosa che stringeva tra le dita, ma qualcosa che aveva dentro: la fantasia, il coraggio, la capacità di guardare il cielo e credere ancora nelle stelle.
Forse il vero viaggio dell’adulto non è uccidere il bambino che porta dentro.
È imparare ad ascoltarlo.
Perché quel bambino non chiede sempre un oggetto.
A volte chiede soltanto di essere visto.
Chiede di poter respirare senza paura.
Chiede di tornare a giocare, anche solo per un momento.
E forse la libertà più grande non è smettere di avere bisogno di conforto.
È trovare finalmente dentro di noi quel luogo sicuro che da bambini cercavamo fuori.
Perché Peter Pan non fumava.
Forse perché aveva già imparato la cosa più difficile:
volare senza bisogno di niente che lo tenesse a terra.



