Un libro di Antonio Manzini

Commento a cura di Erika Basile
Il vicequestore Rocco Schiavone si trova ad Aosta, qui mandato da Roma per punizione disciplinare.
Siamo sotto Natale. E il nostro protagonista odia il Natale; lo shopping sfrenato e compulsivo che prende tutti; la caccia al regalo ad ogni costo; le lucine a intermittenza sulle vetrine dei negozi e sui balconi delle case. Ma soprattutto detesta “la moda importata, e di cui si poteva in tutta tranquillità fare a meno, dei canti natalizi”, eseguiti in questi giorni in ogni angolo della città.
E’ sempre più malinconico e disincantato dalla vita. Sa “che non sarebbe stato mai più felice come prima …pensando alla vita che ormai faceva da anni in quella città dove neanche l’ombra di un abbraccio aveva più il calore di un tempo”.
Alcuni eventi stravolgono all’improvviso le tranquille giornate in questura.
Prima di tutto è stato arrestato dai cugini Carabinieri un certo Ireneo Petruzzi, ricercato per numerose rapine a mano armata a banche e uffici postali. E questo arresto irrita molto il questore Costa.
Poi effettivamente avviene una rapina alla Cassa di Risparmio di Aosta da parte di tre singolari rapinatori, che riusciranno a sfuggire alla cattura da parte della Polizia perchè si travestono da fragili ostaggi liberati in anticipo (attenzione spoiler!). Inoltre, portano via poco contante e aprono solo una cassetta di sicurezza, la numero 57. Questa appartiene ad un certo Saverio Blasi, diventato ricco con il brevetto di un lucchetto speciale fatto “con materiale avveniristico, leggero e con una combinazione a sette numeri”. Stranamente all’ingresso della camera blindata i rapinatori hanno lasciato proprio “una catena con quel lucchetto di forma curiosa, una specie di doppio dodecaedro a combinazione con una sbarra in mezzo”. E’ una semplice coincidenza? O è un messaggio preciso inviato a Blasi? La cassetta conteneva dei diamanti, tutti adeguatamente e profumatamente assicurati. Allora è forse una truffa all’assicurazione?
Poi viene ritrovato per caso in un lago ghiacciato un cadavere, senza scarpe e senza volto, a cui “hanno strappato anche la catenina dal collo”. Forse chi lo ha ucciso voleva che non fosse subito riconosciuto. E come mai? Inoltre, è stato immerso nel lago in modo singolare: “una catena con tre pesi da 20 chilogrammi avvolgeva le caviglie del cadavere con le braccia libere”. Di chi si tratta? E perchè è stato ucciso in questo modo?
Infine viene denunciata la scomparsa di un certo Aldo Pavan, da parte della sua ex moglie. Lui è un biochimico, che lavora presso una ditta farmaceutica di Biella molto in vista. Pavan si occupa delle ricerche e degli studi necessari affinchè un nuovo farmaco possa essere immesso sul mercato.
Anche lui è stato ucciso? O si è trattato di una fuga volontaria? Pavan, proprio qualche minuto prima della rapina alla Cassa di Risparmio, aveva ritirato qualcosa di voluminoso dalla sua cassetta di sicurezza. Anche questa è una coincidenza?
Il vicequestore Rocco Schiavone ci accompagna pagina dopo pagina in queste indagini molto ingarbugliate e con l’ausilio di tutti i membri della sua squadra.
Consiglio, per chi volesse gustarsi le indagini di questo vicequestore romano molto singolare, di recuperare la relativa serie televisiva su Raiplay.
“Tutti vogliamo mostrare la parte più bella…per questo viviamo tutti sotto mentite spoglie” Vi faccio notare che sotto mentite spoglie è proprio l’acronimo di sms.
“Ma chi lo sa chi è in realtà una persona?”




