Commento a cura di Erika Basile

Teensleep è il nome di una ricerca portata avanti dall’Università di Oxford in alcune scuole inglesi nell’anno scolastico 2016/2017 per studiare la correlazione tra sonno e profitto scolastico.
Tutto parte dalla c.d cronobiologia, vale a dire la disciplina che studia i ritmi biologici degli esseri viventi. Durante l’adolescenza il sistema circadiano, che regola il ciclo veglia/sonno, cambia e tende a spostarsi più avanti. Di conseguenza molti adolescenti tendono ad addormentarsi più tardi la sera e hanno maggiori difficoltà a svegliarsi presto la mattina, perchè il loro orologio biologico è in ritardo rispetto a quello dei bambini e degli adulti. Per questo gli esperti definiscono i ragazzi “gufi”. Inoltre, “gli adolescenti hanno una secrezione ritardata di melatonina” confermano i neurologi.
Ma allora come si concilia questa condizione biologica degli adolescenti con l’ingresso a scuola entro le 8 e 15/8 e 30 del mattino?
Naturalmente parlando di adolescenti si fa riferimento a tutti gli studenti frequentanti la scuola secondaria di primo e di secondo grado. Si tratta di ragazzi che nella stragrande maggioranza dei casi non vengono assolutamente accompagnati da un adulto, ma vanno a scuola da soli, in piena autonomia. Se il corpo è biologicamente programmato per svegliarsi più tardi, iniziare la scuola alle otto significa chiedere agli studenti di essere attivi in una fase in cui il cervello non è ancora al massimo delle sue capacità.
Il primo progetto italiano, sulla scia della predetta ricerca inglese, è stato sviluppato dal team di ricercatori guidati dal Professor Luigi De Gennaro del Dipartimento di Psicologia dell’Università La Sapienza di Roma e dal dirigente scolastico Salvatore Giuliano. Il progetto ha coinvolto gli studenti dell’Istituto Ettore Majorana di Brindisi. I risultati di questo studio pilota, durato un intero anno scolastico, quello del lontano 2018/2019 e con ingresso posticipato alle ore 9, sono stati pubblicati sulla rivista Nature and Science of Sleep.
Il professor De Gennaro afferma che “Qualità e quantità del sonno modificano la capacità di imparare. Spostare in avanti l’orario di ingresso a scuola migliora il rendimento degli studenti.”
Nello studio sperimentale sono stati coinvolti gli studenti del primo anno delle scuole superiori e sono stati divisi in due gruppi: per tutto l’anno scolastico una parte degli studenti entrava all’orario tradizionale, alle 8 del mattino, e il secondo entrava alle 9, vale a dire un’ora dopo. “In entrambi i gruppi abbiamo monitorato con cadenza mensile le caratteristiche del sonno e le prestazioni raggiunte durante il giorno attraverso specifici test di attenzione” continua il professor De Gennaro.
Al termine di questo anno di sperimentazione si è dimostrato che “dormire un’ora in più aumenta attenzione e rendimento: gli studenti risultano più concentrati e con migliori prestazioni cognitive durante le lezioni”. Pertanto i tempi della scuola dovrebbero essere assestati su quelli delle persone che ne usufruiscono, in tal modo ne viene migliorato il rendimento ma anche il benessere psico-fisico.
Recentemente si sta riparlando di questa idea di spostare in avanti alle nove l’ingresso a scuola di molti studenti in Italia, in quanto la stessa proposta è stata rilanciata in Francia e firmata anche dall’ex Ministro dell’Istruzione Anne Genetet.
Ma secondo molti docenti in Italia l’attuale sistema di orario di ingresso a scuola, compreso tra le 8 e le 8 e 30, resta il più efficace, in quanto la prima ora serve per attivare il cervello e preparare il picco di apprendimento tra le 9 e le 11 e 30. Spostare in avanti l’orario di ingresso potrebbe far slittare anche questo momento e quindi ridurre l’efficacia didattica nelle ore centrali.
E voi cosa ne pensate?
