Quattro secoli di crisi finanziarie raccontate come una storia sola
Un libro di Marco Fancelli

Commento a cura di Erika Basile
Marco Fancelli mi ha di nuovo stupita con un suo libro, del tutto diverso dal precedente (commentato sempre su queste pagine qualche mese fa), a dimostrazione dei suoi poliedrici interessi.Questa volta si tratta di “un’opera di divulgazione storica”, per la precisione della “storia dei panici finanziari”.
Nel prologo l’autore ci racconta che tutto è nato nell’autunno del 2008, quando da spettatore osservava una crisi finanziaria che non lo riguardava direttamente. “La realtà aveva smesso… di comportarsi secondo le regole che tutti davano per scontate.” E allora si è posto una semplice domanda: come è possibile ripetere sempre lo stesso errore?
Da qui nasce una storia di ben quattro secoli: anzi, sembra quasi di raccontare “sempre la stessa storia”, in quanto “il filo che lega le crisi raccontate in queste pagine… è la natura umana”.
Inoltre, le crisi finanziarie non sono fenomeni economici astratti, ma “vicende umane, fatte di persone reali”. Qui non viene data la spiegazione prettamente economica e finanziaria del perché si siano verificati dati eventi, ma viene solleticata la nostra curiosità attraverso il breve racconto di quanto accaduto in una certa data, in un certo luogo e con certi protagonisti: non è un libro per addetti ai lavori… E se vogliamo conoscere di più, basta approfondire (nelle fonti ci sono molti riferimenti puntuali). Gli elementi della storia, sempre uguale a se stessa ma diversa per tempo e protagonisti, come hanno ben evidenziato gli economisti comportamentali, sono: l’avversione alla perdita, l’effetto gregge, l’eccessiva fiducia nelle proprie capacità; in breve, la c.d. esuberanza irrazionale. Ma come forse diceva Mark Twain, “la storia non si ripete, ma fa rima”.
“Il nostro viaggio comincia in un luogo che oggi sembra quasi una favola: i Paesi Bassi del Seicento, dove per qualche mese un bulbo da fiore valse più di una casa.” Scoppia così la Tulipomania. I primi bulbi di tulipano giunti in Europa dall’Impero Ottomano sul finire del Cinquecento furono coltivati all’Università di Leida dal botanico Carolus Clusius.
Poi si passa alla Bolla dei Mari del Sud nel 1720, la bolla speculativa più clamorosa della storia inglese, tanto che tra le sue vittime illustri ci fu anche Isaac Newton. L’autore precisa che la South Sea Company vendeva, più che merci, una storia.
Non manca il famoso crollo di Wall Street del 29 ottobre 1929, passato alla storia come Black Tuesday: “il crollo non risparmiò nessuno strato della società”. La risposta della politica, però, arrivò soltanto nel marzo del 1933, quando il neo-presidente Roosevelt dichiarò la c.d. “vacanza bancaria” nazionale, chiudendo temporaneamente tutti gli istituti di credito per permettere alle autorità di distinguere le banche solvibili da quelle ormai irrecuperabili.
Infine c’è l’analisi delle recenti crisi finanziarie del Duemila, quelle a noi più vicine e forse i cui effetti non sono ancora del tutto definitivi: la crisi dei mutui subprime, la crisi del debito europeo, il crollo dei mercati durante la pandemia e le crisi bancarie del XXI secolo.
Una menzione speciale merita il capitolo 18, “I segnali che ritornano in quasi tutte le crisi”, dove si elencano le somiglianze di ossatura di tutte le crisi: il denaro preso in prestito, una storia da raccontare, gli eventuali errori di analisi, la paura, l’intervento pubblico che calma il presente e ipoteca il futuro.
Per onestà storica, l’autore non si limita a riportare gli aneddoti diventati proverbiali: li mette alla prova. Scopriamo così che la Tulipomania, secondo gli archivi notarili studiati dalla storica Anne Goldgar, coinvolse soprattutto mercanti e artigiani benestanti e non mise affatto in ginocchio l’economia olandese; e che i broker gettatisi in massa dalle finestre di Wall Street nel 1929 appartengono più alla leggenda che alla realtà, come dimostrò già l’economista John Kenneth Galbraith analizzando le statistiche sui suicidi a New York. Anche la memoria delle crisi, come i mercati, tende a esagerare.
Infine, consiglio, come promemoria prima di iniziare un qualunque tipo di investimento economico, di avere sempre a portata di mano “Le venti lezioni in una pagina”: ottimi consigli, gratuiti e facilmente comprensibili!




