A cura di Federico Liberi

Negli Stati Uniti il nome dell’ICE, l’agenzia federale per il controllo dell’immigrazione, è tornato al
centro dell’attenzione dopo quanto accaduto a Minneapolis. Nelle ultime settimane, infatti, la città è
stata teatro di operazioni particolarmente aggressive, culminate in interventi armati che hanno
provocato la morte di civili, scatenando proteste diffuse e un’ondata di indignazione.
Manifestazioni, denunce da parte di associazioni per i diritti civili e prese di posizione di
amministratori locali hanno riaperto il dibattito su metodi, poteri e responsabilità dell’agenzia,
accusata da molti di agire con un uso sproporzionato della forza e con scarsa trasparenza.
E proprio mentre negli Stati Uniti infuriava questa polemica, in Italia arrivava una notizia destinata
a far discutere: la possibile presenza di agenti dell’ICE ai Giochi Olimpici invernali di Milano-
Cortina 2026.
Secondo le ricostruzioni, gli agenti statunitensi non avrebbero un ruolo operativo diretto sul
territorio italiano, ma svolgerebbero funzioni di supporto alla sicurezza, cooperando con le autorità
locali sul piano dell’intelligence e della protezione delle delegazioni straniere. Il governo ha più
volte ribadito che non si tratterebbe di pattugliamenti o controlli di polizia, bensì di una
collaborazione tecnica già prevista in grandi eventi internazionali.
Tuttavia, il solo coinvolgimento dell’ICE, per quanto limitato, ha sollevato interrogativi su opportunità e
simbolismo di una simile scelta.
Le reazioni politiche difatti non si sono fatte attendere. Le opposizioni hanno attaccato duramente
l’ipotesi, denunciando quella che definiscono una decisione sbagliata e pericolosa. Esponenti del
centrosinistra e di forze progressiste parlano apertamente di un’agenzia
“controversa” e “incompatibile con i valori olimpici” , ricordando le accuse di violazioni dei diritti umani che da
anni accompagnano l’operato dell’ICE negli Stati Uniti.
Anche a livello locale, soprattutto a Milano, non sono mancate prese di posizione nette:
amministratori e rappresentanti istituzionali hanno espresso preoccupazione per l’impatto che una
simile presenza potrebbe avere sull’immagine della città e sull’ordine pubblico, temendo proteste e
tensioni durante l’evento.
Permettere la presenza dell’ICE, quindi, potrebbe rivelarsi un grave errore politico. Le Olimpiadi
non sono solo una competizione sportiva, ma una vetrina globale che veicola valori di
cooperazione, inclusione e pace. Associare un evento di questo tipo a un’agenzia percepita da molti
come repressiva rischia di minare quel messaggio e di alimentare divisioni anziché unità.
Inoltre, anche se formalmente priva di poteri di intervento, la presenza dell’ICE potrebbe diventare un
catalizzatore di proteste e scontri, distogliendo l’attenzione dallo sport e creando un clima di
tensione evitabile.
In definitiva, la scelta non riguarda solo la sicurezza, ma l’identità e l’immagine che l’Italia vuole
offrire al mondo.
