L’inverno del Commissario Ricciardi. Il commento di Erika Basile sul libro di Maurizio De Giovanni

Siamo nella Napoli vera e autentica, “una città caratterizzata da due reltà distinte: a valle, la città
ricca, dei nobili e dei borghesi, della cultura e del diritto; a monte, i quartieri popolari, la città
affamata e della disperazione; una città contraddittoria come due facce di una stessa medaglia”.
Siamo nel marzo del 1931 e fa insolitamente ancora freddo e c’è molto vento.
Luigi Alfredo Ricciardi, l’uomo senza cappello, è Commissario della Regia Questura di Napoli.
Potrebbe non lavorare grazie alle rendite di famiglia, essendo l’unico erede dei Baroni di
Malomonte; ma ha deciso di entrare in polizia per rendere giustizia nel mondo dei vivi e per
seppellire i morti.
Lui ha un dono, una condanna o una dannazione: vede i morti, ma non tutti e non a lungo, solo
quelli morti violentemente e per un breve periodo prima di passare da un’altra parte. E per questo
motivo “lui sente le ultime parole di un cadavere ripetute incessantemente, come a voler finire un
lavoro cominciato dall’anima prima di essere strappata via.”
E infatti durante il primo sopralluogo sulla scena del delitto deve essere lasciato da solo per
conoscere la vittima, per rintracciare gli elementi utili per iniziare la caccia al colpevole. E le sue
indagini non hanno requie, non esistono né giorno né notte, e nemmeno domeniche; come se la
vittima fosse un suo parente, come se l’avesse conosciuta personalmente.
In questo primo libro della lunga saga sul commissario Ricciardi, nel camerino del Real Teatro di
San Carlo viene assassinato il grande tenore Arnaldo Vezzi, voce sublime e amico personale del
Duce. Nonostante le pressioni che arrivano anche da Roma, il Commissario non ha paura di
interrogare personalità e di continuare le sue indagini con la necessaria attenzione, “facendo quello
che si deve fare, come sempre e senza perdere tempo”.
Per non scendere a compromessi con l’autorità Ricciardi preferisce i morti.
In queste pagine troviamo anche gli altri protagonisti della fortunata serie televisiva omonima: il
suo fidato collaboratore il brigadiere Maione, il medico legale il dottor Modo, la sua amata Enrica
guardata la sera da dietro la finestra della sua camera, la vecchia tata Rosa che lo protegge da tanto
tempo.
A Napoli, al Gran Caffè Gambrinus di Piazza Plebiscito è tuttora riservato un tavolino al
Commissario Ricciardi, che qui, spesso, nelle pagine dei libri di De Giovanni, si ferma a prendere un
caffè e una sfogliatella.
