La guerra nello Stretto di Hormuz potrebbe accelerare la nascita di un’economia multipolare
A cura di Marco Fancelli

Le guerre cambiano i confini. Le crisi economiche cambiano gli equilibri del potere.
Nelle ultime ore alcune notizie riportate da diverse testate internazionali, sia occidentali sia
orientali, stanno attirando l’attenzione degli osservatori economici e geopolitici. Secondo
alcune indiscrezioni circolate nei media internazionali, l’Iran starebbe valutando la possibilità
di consentire nuovamente il passaggio delle petroliere nello Stretto di Hormuz a determinate
condizioni, tra cui quella che il petrolio venga pagato in yuan cinesi invece che in dollari.
Se questa ipotesi dovesse concretizzarsi, non si tratterebbe soltanto di una decisione legata
alla gestione di una crisi militare. Il significato economico sarebbe molto più ampio e potrebbe
rappresentare un segnale della trasformazione del sistema economico globale.
Per oltre mezzo secolo il commercio mondiale del petrolio si è basato quasi esclusivamente
sul dollaro americano. Il cosiddetto petrodollaro ha rappresentato uno dei pilastri dell’ordine
economico internazionale, contribuendo a consolidare il ruolo centrale della valuta
statunitense nei mercati globali. Pagare il petrolio in dollari ha significato per molti paesi
mantenere grandi riserve di valuta americana e utilizzare il sistema finanziario dominato dagli
Stati Uniti per gran parte degli scambi energetici mondiali.
Negli ultimi anni, tuttavia, stanno emergendo segnali di cambiamento. Russia e Cina hanno
progressivamente aumentato gli scambi commerciali regolati nelle proprie valute nazionali,
yuan e rublo, riducendo la dipendenza dal dollaro nei rapporti bilaterali. Anche altri paesi
stanno osservando con attenzione questa evoluzione, soprattutto in un contesto
internazionale sempre più segnato da tensioni geopolitiche, sanzioni economiche e nuove
alleanze strategiche.
In questo quadro, una eventuale apertura dello Stretto di Hormuz condizionata a pagamenti in
yuan rappresenterebbe un passaggio simbolico e strategico molto rilevante. Non
significherebbe la fine immediata del dominio del dollaro, ma potrebbe indicare una direzione
sempre più evidente: la progressiva nascita di un sistema economico multipolare.
I mercati finanziari osservano con grande attenzione questi sviluppi. Il valore delle valute e delle
materie prime dipende anche dalla fiducia nel sistema economico che le sostiene. Se una
quota crescente del commercio energetico iniziasse a essere regolata in valute diverse dal
dollaro, nel lungo periodo questo potrebbe ridurre parte della domanda globale di valuta
statunitense.
Naturalmente si tratta ancora di scenari in evoluzione. Il dollaro rimane oggi la principale valuta
di riferimento per il commercio internazionale e difficilmente questo equilibrio potrà cambiare
nel giro di pochi anni. Tuttavia la direzione sembra ormai chiara: il mondo sta attraversando una
fase di transizione economica e geopolitica.Le crisi internazionali, soprattutto quelle che coinvolgono energia e commercio globale,
spesso accelerano trasformazioni che erano già in corso. In questo senso la tensione nello
Stretto di Hormuz potrebbe non essere soltanto un episodio di instabilità regionale, ma un
possibile anticipo di una nuova fase dell’economia mondiale.
Una fase in cui il potere economico e finanziario non sarà più concentrato in un unico centro,
ma distribuito tra diversi poli globali. E forse proprio da queste crisi — spesso imprevedibili —
emergono i primi segnali dei cambiamenti più profondi della storia economica contemporanea.
