PICCOLE IMPRESE, GRANDI SCELTE

GUARDA COME TI AUMENTO LE IMPOSTE SENZA DICHIARARLO

A CURA DI FABRIZIO BERNARDINI

In questo articolo voglio ricordare una tradizione tra le più diffuse in Italia: l’arte di aumentare la tassazione senza toccare le aliquote e quindi senza la necessità di dichiarare di averlo fatto.

Due le novità importanti nel 2026:

Da un lato è atteso il debutto operativo del primo assaggio di quoziente familiare: nella dichiarazione dei redditi 2026 prende il via la rimodulazione dei bonus fiscali sulla base del reddito e della composizione del nucleo familiare.

Dall’altro, per effetto delle novità introdotte dalla Legge di Bilancio 2026 al sistema dell’IRPEF, è in vigore una nuova limitazione alle detrazioni per i titolari di redditi più alti.

Ebbene, credo sia chiaro a tutti che togliendo la deducibilità o la detrazione di alcune voci di spesa, equivale a incrementare la tassazione per il soggetto che ne viene colpito ma, non si cade nella necessità di dover emettere un elettoralmente sconveniente proclama per una misura di politica fiscale volta ad aumentare il gettito tributario.

Quindi cosa si fa? Semplice, si è previsto per ottenere un risultato del tutto simile ad un aumento di imposizione fiscale, un limite massimo alle spese detraibili per i contribuenti con un reddito complessivo superiore a 75.000 euro.

Nel dettaglio, vengono fissati due scaglioni reddituali:

  • per i redditi tra 75.001 e 100.000 euro, l’importo base delle spese ammesse in detrazione sarà pari a 14.000 euro;
  • per i redditi superiori a 100.000 euro, l’importo base è pari a 8.000 euro.

Questo valore andrà calibrato in base al numero di figli a carico, secondo i seguenti coefficienti:

  • 0,50 se non ci sono figli a carico.
  • 0,70 se c’è 1 figlio a carico.
  • 0,85 se ci sono 2 figli a carico.
  • 1,00 se ci sono 3 o più figli o un figlio con disabilità.

Dal plafond massimo così determinato restano almeno escluse alcune spese, che restano pertanto interamente detraibili. Si tratta nello specifico delle spese sanitarie, degli interessi sui mutui stipulati prima di dicembre 2024 così come le spese per ristrutturazioni edilizie.

Ma non basta, in parallelo alla riduzione della seconda aliquota IRPEF dal 35 al 33 per cento, per i contribuenti con redditi superiori a 200.000 euro, dal 1° gennaio debutta il taglio forfettario di 440 euro dalle detrazioni spettanti.

Dovrà inoltre essere raccordato con il nuovo limite di spesa basato sul quoziente familiare, creando quindi di fatto un sistema a tre livelli.

Potremmo dire che per questi redditi alti, i suddetti tagli siano insignificanti, ma non è questo il punto, la questione è, a parere dello scrivente, se e quanto sia utile adoperare escamotage per incrementare la PROGRESSIVITA’ fiscale. Quando fu ben scritto l’art.53 della nostra Costituzione, era una economia e un contesto sociale ben diverso da quello di oggi. Dopo 79 anni il modello economico, sociale ed etico è cambiato talmente tanto che neppure si sarebbe potuto solo ipotizzare a quell’epoca. 

Tanto per fare qualche banale esempio, basti pensare che un’azienda o un lavoratore in un mondo globalizzato, come quello odierno, dove sposterà i propri interessi se si continua ad incrementare il concetto “più fai più ti tasso?”

Addirittura si arriva a situazioni paradossali in cui conviene smettere di fatturare prima della fine dell’anno e rimanere fermi, piuttosto che lavorare fino al 31 dicembre e beccarsi aliquote ed acconti eccessivi (di fatto è poco adottabile tale comportamento se si vuole mantenere la clientela).

La domanda risulta allora evidente: la progressività fiscale è ancora oggi praticabile, utile e redditizia?

Occorre meditare sulle principali criticità di tale politica impositiva:

  • Disincentivo al lavoro e alla produttività: Aliquote marginali troppo alte possono scoraggiare i lavoratori dal produrre di più, fare straordinari o cercare promozioni, poiché una parte troppo elevata dell’aumento di reddito verrebbe trattenuta dallo Stato.
  • Freno all’investimento e all’imprenditorialità: Una tassazione eccessivamente progressiva riduce la capacità di autofinanziamento delle imprese e limita la propensione a investire o a rischiare capitali, con effetti negativi sulla crescita economica complessiva.
  • Fiscal Drag (Drenaggio fiscale): In presenza di inflazione, l’aumento dei redditi nominali (non reali) può portare i contribuenti a scaglioni di tassazione più elevati, aumentando il carico fiscale anche se il loro potere d’acquisto non è aumentato.
  • Evasione ed elusione fiscale: Aliquote molto alte sui redditi elevati possono spingere i contribuenti a cercare modi legali (elusione) o illegali (evasione) per nascondere il reddito o trasferire la propria residenza fiscale in paesi con una tassazione più bassa.
  • Iniquità nei confronti del ceto medio (o del reddito da lavoro): Un sistema troppo progressivo può colpire in modo sproporzionato la classe media, che non ha le possibilità di elusione dei grandi patrimoni ma si trova comunque a pagare aliquote marginali alte, mentre il capitale mobile può sfuggire al prelievo.
  • Complessità burocratica: La progressività spesso richiede meccanismi complessi (scaglioni, detrazioni, deduzioni) che rendono il sistema fiscale difficile da gestire e poco trasparente, aumentando i costi di adempimento per cittadini e imprese

Il principale rischio di una forte progressività è che, nel tentativo di perseguire l’equità, si ottenga una riduzione dell’efficienza economica generale e una fuga di capitali e talenti

L’argomento meriterebbe una profonda analisi e riflessione, personalmente ritengo che in questi momenti storici sia maggiormente importante salvaguardare e sostenere più possibile il sistema economico del Paese affinchè sia in grado di creare lavoro e quindi dignità sociale.

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