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La ricerca in Italia è sottofinanziata. La denuncia di un gruppo di scienziati fa riflettere sul futuro del Paese.

Il terreno è fertile. Ma anche piuttosto scivoloso. L’emergenza sanitaria, ancora in corso, e la pandemia Covid-19 hanno dimostrato quanto sia indispensabile la ricerca in campo scientifico.

La ricerca italiana: un punto della situazione.

Peccato che l’Italia investa soltanto l’1,4% del suo Pil. Soltanto, sì. Perché stando agli ultimi dati rilevati dall’Ocse, il nostro Paese occupa il ventitreesimo posto nella classifica mondiale. Ben al di sotto della media europea. Per intenderci, siamo dietro a Paesi più avanzati come Giappone, Austria, Germania, Danimarca, Usa, Finlandia. Abbiamo 5,6 ricercatori ogni mille abitanti, contro 10,9 e 9,7 in Francia e Germania. Un dato che non deve farci meravigliare se i nostri ragazzi decidano di investire in una carriera all’estero.

ricerca italiana - stati uniti di italia

Il tema dei finanziamenti destinati alla ricerca era già stato sollevato diversi mesi fa. Ma adesso torna agli onori della cronaca con la denuncia di un gruppo di scienziati che in una lettera inviata al premier Giuseppe Conte e pubblicata dal Corriere della Sera, chiede che l’Italia si adegui agli standard europei e che investa quindici miliardi in cinque anni. D’altronde, come ricordano gli stessi scienziati, è stato proprio il presidente del consiglio a ricordare come il rilancio della ricerca sia un obiettivo centrale per l’Italia.

E torna, oggi, ancora più attuale. Alla luce, soprattutto, del fatto che il Recovery Fund, con i 209 miliardi per il nostro Paese – tra contributi a fondo perduto e prestiti – può rappresentare un’opportunità in tal senso, con la previsione di un incremento di fondi per la ricerca italiana pubblica al fine di invertire una triste tendenza degli ultimi anni.

Insomma, partire dallo strumento europeo per la ripresa, approvato dal Consiglio Europeo straordinario del 21 luglio, va visto e interpretato nell’ottica di un’opportunità unica e irripetibile. Solo con sistemi, quello sanitario in primis, che possano servirsi di una ricerca pubblica e avanzata possiamo puntare su una vera ripresa del nostro paese. L’emergenza sanitaria che stiamo vivendo lo ha dimostrato. Affrontare un virus sconosciuto è possibile soltanto con una ricerca dal grande potenziale. E le parole degli scienziati che chiedono un investimento globale di quindici miliardi nel quinquennio deve far riflettere sugli sviluppi futuri dell’Italia. La ricerca italiana non deve fermarsi adesso.

Irma Annaloro