La scommessa di Pechino su Hong Kong, vetrina mondiale dello yuan
A cura di Marco Fancelli

Per anni Hong Kong è stata considerata semplicemente la porta d’ingresso della Cina verso i mercati internazionali. Oggi, però, il suo ruolo sta cambiando. Pechino sembra avere un obiettivo molto più ambizioso: trasformare la città nel principale centro finanziario mondiale dello yuan, utilizzando la liquidità come leva strategica.
Le ultime decisioni della People’s Bank of China vanno proprio in questa direzione. La banca centrale cinese ha annunciato un forte incremento della liquidità in yuan destinata al sistema bancario di Hong Kong, portando la linea dedicata (RMB Business Facility) da 200 a 500 miliardi di yuan, con l’ampliamento entrato in vigore il 10 luglio e la durata massima estesa fino a tre anni. Parallelamente è stato ampliato il programma Southbound Bond Connect, che consente agli investitori della Cina continentale di acquistare un numero ancora maggiore di obbligazioni quotate a Hong Kong: il limite annuo sale da 500 a 800 miliardi di yuan, un aumento del 60%.
A prima vista potrebbe sembrare una semplice operazione tecnica. In realtà il messaggio è molto più profondo.
Negli ultimi anni il mondo ha iniziato a interrogarsi sulla dipendenza quasi esclusiva dal dollaro americano nei commerci internazionali. Tra sanzioni, tensioni geopolitiche e frammentazione economica, molti Paesi stanno cercando alternative. La Cina vuole cogliere questa occasione aumentando gradualmente il peso internazionale dello yuan.
Hong Kong rappresenta la scelta più naturale. Pur essendo parte integrante della Cina, continua a possedere un sistema finanziario riconosciuto a livello globale, infrastrutture moderne e la fiducia di investitori e grandi istituzioni internazionali. In altre parole, è il luogo ideale per far incontrare capitale occidentale e finanza cinese.
Le iniziative non si fermano alle obbligazioni. È stato inaugurato un nuovo sistema centralizzato di compensazione dell’oro, con un collegamento di consegna (delivery connect) con lo Shanghai Gold Exchange, ed è previsto il lancio di nuovi futures quinquennali su titoli di Stato in yuan offshore per la gestione del rischio. In parallelo, la PBoC ha annunciato il sostegno a un numero crescente di prodotti su commodity denominati direttamente in yuan. Contemporaneamente è in sviluppo, insieme a HKEX e al China Foreign Exchange Trade System, una nuova piattaforma elettronica dedicata allo scambio di obbligazioni e valute, con l’obiettivo di rendere il mercato ancora più efficiente e attrattivo.
Dietro queste mosse emerge una strategia di lungo periodo. Pechino non punta a sostituire il dollaro dall’oggi al domani, un traguardo irrealistico nel breve periodo. L’obiettivo sembra piuttosto quello di costruire, passo dopo passo, un sistema finanziario internazionale più multipolare, nel quale lo yuan possa essere utilizzato sempre più frequentemente per investimenti, finanziamenti, commercio e riserve delle banche centrali. Lo stesso governatore Pan Gongsheng ha parlato di una domanda globale di yuan che si estende ormai oltre il semplice regolamento commerciale.
È una trasformazione che richiederà anni, ma ogni nuovo strumento finanziario, ogni aumento della liquidità e ogni apertura ai capitali internazionali rappresentano un tassello di questo progetto.
Gli investitori osservano con attenzione. Se la domanda internazionale di attività denominate in yuan continuerà a crescere, Hong Kong potrebbe rafforzare ulteriormente il proprio ruolo di hub finanziario asiatico, diventando la vera vetrina globale della valuta cinese.
La partita, in fondo, non riguarda soltanto Hong Kong. Riguarda il futuro equilibrio della finanza mondiale e la possibilità che, accanto al dollaro e all’euro, anche lo yuan conquisti uno spazio sempre più importante nel nuovo ordine economico internazionale.




