L’inferno dei bambini e dei ragazzi del Brancaccio di Palermo.
Recensione del libro di Alessandro D’Avenia a cura di Erika Basile

“Non sarà una guerra contro i mafiosi a cambiare Brancaccio, ma la resistenza paziente e costante
all’ignoranza e alla miseria”.
Queste sono le parole di Padre Pino Puglisi, chiamato 3P dai suoi studenti del Liceo Vittorio
Emanuele II di Palermo. Sono lo specchio della sua volontà di aiutare il quartiere Brancaccio dove
anche lui era nato, nell’unico modo in cui era capace: facendo il prete e vivendo appieno il
messaggio del Vangelo. “E non far finta di niente e… a testa alta”.
Tutti conosciamo, anche solo per sentito dire, la storia di Padre Puglisi, assassinato dalla mafia il
giorno del suo cinquantaseiesimo compleanno, il 15 settembre 1993 alle 20 e 40, mentre stava per
aprire la porta della canonica. Lui era pronto, e, mentre sorrideva ai suoi assassini, pronunciava le
parole: “Me l’aspettavo”.
Don Puglisi cerca di costruire per i bambini e per i ragazzi del Brancaccio un futuro che inferno non
è, per portarli lontano dalla strada e dalla Mafia.
Ma l’ultima estate di Padre Puglisi, quella del 93, in questo libro è narrata attraverso l’esperienza
dell’adolescente Federico, al quale 3P ha chiesto di dargli una mano. 3P gli dice che anche se lui non
sa fare niente, è come la tessera di un mosaico, la quale, per quanto piccola e insignificante, è
importante per costruire l’intero mosaico.
Federico ha diciassette anni ed è un bravissimo studente, cresciuto nella Palermo bene, il quale è
pronto a partire per l’Inghilterra per la sua meritata vacanza-studio all’estero. E quando si scontra
con la dura realtà della stessa periferia della sua città, ne rimane profondamente stravolto. Si rende
conto che qui a Brancaccio manca lo spazio per l’immaginazione e per i desideri.
Federico allora decide di non partire più per la sua vacanza- studio in Inghilterra, decide di restare a
dare una mano a Don Puglisi: “Quando vedi certe cose, poi non puoi più ignorare. Non mi va di
girarmi dall’altra parte e fare finta di nulla.” E poi soprattutto ha conosciuto Luisa, di cui si è subito
innamorato e che “è nata e cresciuta dentro alla realtà”.
La vera violenza alla gente del quartiere Brancaccio è il fatto che non ci sia una scuola, perchè
soltanto attraverso la scuola Don Pino può cercare di salvare i ragazzi, per sottrarli alla strada e alle
sue regole. “Solo toccando un pezzetto di bellezza possono desiderarla”. Vedendo appunto quello
che non è l’inferno della loro realtà quotidiana possono aspirare a cambiare vita, a migliorarsi, a fare
sogni o ad avere dei desideri, perchè invece “l’inferno è il posto in cui lo spazio per i desideri è già
tutto occupato. Allora si fa quello che viene ordinato a testa bassa.”
Concludo con una frase che Don Puglisi ripeteva spesso: “In paradiso o all’inferno uno c’è o non c’è.
Non ci va. Perchè l’inferno o il paradiso sono dentro di noi”.
