Un libro di Mark W. McDowell
Commento a cura di Erika Basile
L’introspettore è “colui che guarda dentro, attraverso, oltre”. E’ un osservatore esterno del genere umano: osserva senza dare giudizi sulle nostre vite e sulle nostre scelte; ma si pone e ci pone molte domande. Ci costringe a guardarci dentro, ad andare oltre il riflesso che vediamo ogni giorno nello specchio del bagno. E ci ricorda che tutti noi viviamo in “una dimensione sospesa tra il visibile e l’invisibile, tra il pensato e il vissuto”.
Nel suo libro d’esordio l’autore ha raccolto ben 14 racconti, di diversa lunghezza e di vari periodi della sua vita: tutti prendono spunto da vicende personali.
Tutti prima o poi sentiamo la necessità di metterci a scrivere: per raccogliere con calma su carta i nostri pensieri, per capire meglio il fluire della nostra esistenza, per comprendere quale sterzata dare al nostro quotidiano. E in queste pagine i diversi personaggi principali devono tirare le somme delle proprie esperienze e provare a rispondere alla domanda fondamentale: “ma non è mai troppo tardi?”. Troppo tardi per cosa? Ma per realizzare i propri sogni, per vivere intensamente, senza fare dei compromessi o senza pagare un prezzo troppo alto.
L’autore ci fa intravedere “tutti i sogni che aspettano ancora di essere realizzati”.
Inoltre i cambiamenti avvengono sempre grazie ad un incontro: una donna o un amico, l’amicizia o l’amore travolgente riescono a farci cambiare direzione alla nostra vita. “L’amore può superare ogni ostacolo?”
Luca Viscardi, il protagonista de “Il guscio di parole”, infatti, ha scelto di vivere in solitudine “come un pittore sceglie la tela bianca”, perchè credeva che “la scrittura fosse un’armatura”. Ma poi incontra per caso una donna, Ingrid, e con lei e a lei inizia a parlare. Da quel momento capisce che anche “i senza radici possono trovare un terreno che li sostiene”. Luca ha trovato il suo albero e non ha più paura di vivere veramente, senza nascondersi dietro le parole.
Infine, siamo veramente sicuri di conoscere noi stessi? Quello che siamo veramente o quello che immaginiamo nella nostra mente? Siamo come ci vedono gli altri o soltanto l’immagine che abbiamo costruito perchè gli altri ci accettino?
Nel racconto “Un po’ di …Gloria” il protagonista Tommaso, un giornalista, uno bravo a scrivere le vite degli altri, “sta guardando il riflesso di se stesso in uno specchio deformante”. Infatti Tommaso intervista Gloria, la quale gli parla del suo compagno oramai morto per overdose e “che ha vissuto tutte le vite che lui aveva solo immaginato”. Ma quindi fino a quel momento Tommaso ha vissuto appieno o ha soltanto fatto andare avanti la sua vita secondo le convenzioni sociali?
Anche il tempo è un concetto molto particolare: il tempo gira in tondo, in un susseguirsi continuo di passato, presente e futuro. E ad un certo punto i personaggi si rendono conto che “il futuro è già arrivato” e soprattutto che bisogna “smettere di essere prigionieri del passato e iniziare a costruire un futuro diverso”.
Concludo prendendo in prestito le parole dell’editore: “Un libro che accompagna dentro le storie e resta con chi legge, anche dopo”. E infatti, mentre stiamo leggendo il racconto successivo, con la mente continuiamo a pensare a quello precedente. Siamo stati catturati dal flusso di parole e siamo posti difronte all’essenza di ogni pagina.
Buona lettura e buona scoperta di se stessi!
