L’ultimo film di Nolan

Commento a cura di Erika Basile
“Cantami, o Musa, dell’uomo ricco di ingegno”.
Questo è l’incipit di uno dei due poemi di Omero, l’Odissea, l’opera epica che narra il ritorno di Odisseo (per i Latini Ulisse) a casa.
Tutti conosciamo la storia per sommi capi di Ulisse, del suo ingegno e della sua astuzia. E’ lui che ha ideato lo stratagemma del cavallo per entrare furtivamente nella città di Troia: qui si narra la fine brutale di questa civiltà affacciata sul Mar Egeo.
Nel film del grande regista statunitense, della durata di quasi tre ore, ci sono molti effetti speciali, attenzione ai dettagli e ai costumi, musiche che catturano l’attenzione perchè esaltano e sottolineano il momento: vederlo al cinema è magnifico, ma soprattutto esamina la ben nota storia da un altro punto di vista.
Odisseo deve fare i conti con la propria coscienza: è il re costretto a portare tanti uomini giovani e forti della sua isola in una guerra contro una città molto lontana; è il comandante militare che deve fare delle scelte importanti per fare morire alcuni suoi uomini per provare a salvarne la maggiorparte; è l’uomo costretto a confrontarsi giorno dopo giorno con le conseguenze dei massacri e delle morti da lui provocate, anche se necessarie.
Ricordate “Ulisse ha vinto la guerra perdendo se stesso”.
Anche qui ritroviamo alcune delle figure mitologiche a noi care: il ciclope Polifemo, le Sirene, l’immortale ninfa Calipso, la maga Circe.
Il regista punta l’attenzione sulle figure femminili ampiamente delineate nel poema omerico, rendendole quasi delle co-protagoniste: Penelope, dolce e determinata, che non è soltanto la moglie che aspetta il ritorno ad Itaca del marito, ma è la regina che guida il regno per ben venti anni opponendosi e fronteggiando abilmente i Proci; Calipso, la ninfa innamorata, che non riesce a trattenere Odisseo presso di sé pur promettendogli l’immortalità e la giovinezza eterna; Atena, la dea che ha sempre protetto il suo pupillo, dolce e materna, nonostante sia una guerriera; Circe, la maga furiosa contro gli uomini, che trasforma i violenti in maiali (vi rimando alla mia recensione del libro di Madeleine Miller) perchè devono pagare per la loro prepotenza.
“Ulisse comprende che l’intelligenza non assolve automaticamente l’uso che se ne fa. Aver trovato il sistema più efficace per vincere non significa aver compiuto l’azione moralmente più giusta”.
“Dieci anni di rabbia ricaduti su una città in una sola notte”. Questa frase presente nel film fa comprendere tutta l’angoscia che Odisseo deve portare dentro di sé, anche dopo aver sterminato i Proci che occupavano abusivamente ed illegittimamente il suo Palazzo ed il suo regno.
E per chi non volesse trascorrere tanto tempo al chiuso in una sala cinematografica (gli effetti speciali non rendono sul piccolo schermo però) può sempre riprendere tra le mani le pagine dell’Odissea di Omero. E allora ritorniamo a riscoprire valori e personaggi sempre attuali e sempre vivi nella nostra memoria!



