A cura di Fabrizio Bernardini

La rubrica “Piccole Imprese, Grandi Scelte” nasce con l’obiettivo di offrire, ogni mese, uno sguardo concreto e operativo sul mondo delle micro e piccole imprese italiane, analizzandone criticità, opportunità e strategie di rilancio. Un appuntamento fisso per chi vuole comprendere e migliorare la gestione della propria attività, attraverso esperienze, dati e strumenti professionali.
Gestire oggi un’impresa.
Per gestire al meglio le organizzazioni aziendali, di qualsiasi dimensione esse siano, non è sufficiente dotarsi degli elementi contabili obbligatori per legge ma occorre “individuare” le performance aziendali secondo diverse prospettive di analisi, in grado di collegare la strategia alla gestione operativa, evidenziare prospettive di analisi e analizzare relazioni causa-effetto (quindi non solo analisi di bilancio).
La strategia usata dalle aziende che hanno successo non si basa su nessuna scommessa per il futuro; al contrario è costruita sulla pianificazione di azioni specifiche per permettere all’azienda di fare margini, tenendo in considerazione le condizioni del mercato. E’ una pianificazione dinamica, basata sulla conoscenza reale delle motivazioni di acquisto dei clienti e sulle possibili reazioni della concorrenza. Dotare la propria azienda di strategia significa acquisire una metodologia di lavoro che tiene conto delle evoluzioni di acquisto dei clienti e della concorrenza.
D’altra parte occorre porrere particolare attenzione alla liquidità e all’equilibrio finanziario dell’azienda, ossia alla sintonia tra fonti di finanziamento che vanno a sovvenzionare gli impegni, i quali servono per generare ricavi che a loro volta servono a ripagare il rimborso delle fonti. Ma occorre attenzionare anche gli indicatori di eventuali squilibri di carattere reddituale, patrimoniale e finanziario, per poi improntare una vera e propria FINANCIAL ACCOUNTING parallela. Diventa sempre più importante individuare i risultati della capacità produttiva, della marginalità, dell’incidenza dei costi fissi, della situazione crediti-debiti, del posizionamento sul mercato, della Swot Analysis, della forza del brand, dei risultati commerciali, e l’adozione del budgeting. Quando l’imprenditore comincia a chiedersi se sta guadagnando, oppure se l’azienda è competitiva sul mercato, o semplicemente se conviene puntare su un mercato piuttosto che un altro, quali prodotti conviene produrre, in quali settori è opportuno investire, quale è la vera marginalità etc., questi sono i segnali che indicano la necessità di parlare di controllo di gestione strategico, il cui scopo è quello di misurare le prestazioni di una organizzazione e guidarla verso il miglioramento delle performance.
Oltre ai DATI contabili ed industriali è necessario individuare ed analizzare i c.d. “DATI NASCOSTI”, endogeni ed esogeni, quantitativi e qualitativi, come: benchmarking, dati di settore, social analysis, data like, web analytics, sentiment analysis (cosa piace e non ai clienti, modalità di accoglienza, location, come siamo percepiti, perchè la clientela ci sceglie, il rapporto qualità-prezzo percepito, etc.), grado di innovazione, valore degli intangibili, tendenza del mercato e dei bisogni di settore.
Diviene sempre più importante focalizzarsi sulle nuove esigenze evolutive dell’impresa contemporanea: l’internazionalizzazione, partnership, open innovation, la trasformazione digitale, la ricerca di nuove occasioni di visibilità e di vendita, l’applicazione di nuove tecnologie, l’efficientamento gestionale, l’innovazione di processi, prodotti e servizi, big-data.
Tutto questo può sembrare non appartenere al mondo delle micro e piccole imprese, ma in presenza di un’economia globalizzata come quella corrente, questo approccio gestionale è divenuto necessario ed indispensabile per ogni attività. La soluzione non può che stare nell’ambito dei servizi resi alle imprese, che devono divenire sempre più organizzati ed evoluti, in grado di fornire risposte nuove e all’avanguardia. E il mondo professionale non può stare a guardare. . Il professionista aziendalista, passerà da essere un “semplice” fornitore di competenze specialistiche a partner d’impresa, in grado di sostenere le aziende nella loro gestione caratteristica e soprattutto strategica e di miglioramento, attraverso l’ottimizzazione finanziaria, l’efficienza economica e operativa, lo sviluppo della competitività, lo stimolo all’evoluzione.
