A CURA DI MARCO FANCELLI
Dal primato nelle auto elettriche e nell’intelligenza artificiale alla corsa per i semiconduttori, Pechino guarda al 2049 per completare la sua ascesa. Non con la guerra, ma con la strategia del tempo.
Ogni giorno i media internazionali riportano notizie di tensioni nello Stretto di Taiwan, ma l’orizzonte strategico di Pechino sembra molto più lungo. La leadership cinese ha fissato il 2049, centenario della Repubblica Popolare, come data simbolica per completare la “rinascita nazionale”. In quella data la Cina intende presentarsi come potenza autonoma, indipendente e capace di competere su ogni piano con gli Stati Uniti.

Negli ultimi decenni i progressi sono stati rapidi e visibili. La Cina è già leader mondiale nelle auto elettriche, nelle infrastrutture, nella finanza digitale e nelle applicazioni dell’intelligenza artificiale. Ha sviluppato un sistema economico e industriale in grado di mobilitare risorse in tempi record, con meno vincoli burocratici rispetto all’Occidente, e ha investito miliardi nella formazione di una nuova generazione di ingegneri e ricercatori.
Rimane un tallone d’Achille: i semiconduttori più avanzati. Oggi l’Occidente conserva un vantaggio grazie ai macchinari prodotti dall’olandese ASML e al dominio americano nel design dei chip. Ma la storia recente dimostra che Pechino non ragiona sul breve termine. Con la sua capacità di investire a lungo e di costruire alternative, la Cina punta a colmare il divario gradualmente, trasformando un limite in un’opportunità di crescita.
Attaccare Taiwan per la Cina, o difenderla militarmente per gli Stati Uniti, sarebbe in realtà una sconfitta per tutti. Le conseguenze economiche e politiche di un conflitto sarebbero globali, con ricadute pesanti sia a Oriente che a Occidente. In questo senso, la costante attenzione mediatica alle esercitazioni e alle minacce può apparire come parte di una propaganda che alimenta la percezione del pericolo, quando in realtà il tempo resta il vero alleato di Pechino.
Anche se i cittadini di Taiwan non desiderano entrare a far parte della Cina, rischiano comunque di ritrovarsi sconfitti. Non da una guerra, ma dal tempo: l’isola continuerebbe a essere un centro vitale per i semiconduttori, ma con il passare degli anni avrebbe di fronte un gigante sempre più potente e autonomo. In un mondo dove la Cina diventa la prima potenza globale, Taiwan vedrebbe ridursi il proprio peso relativo, fino a rischiare di apparire marginale.
La forza della Cina non risiede solo nella dimensione economica o militare, ma nella visione di lungo periodo. Mentre altri Paesi puntano allo scontro immediato, la Cina preferisce attendere, isolare il rivale e costruire intorno a lui un sistema più efficiente, fino a renderlo obsoleto. Non serve distruggere: basta superare.
Se la traiettoria attuale dovesse proseguire, anche senza un controllo diretto di Taiwan la Cina arriverà al 2049 come la più grande potenza del pianeta, non per una vittoria militare, ma per un sorpasso silenzioso costruito giorno dopo giorno. Come scriveva Sun Tzu: “Il supremo arte della guerra è sottomettere il nemico senza combattere”.
